mercoledì 27 maggio 2026
Antieroi Leggendari: El Trinche Carlovich, il re Senza corona
martedì 26 maggio 2026
La Storia del Blitz
Londra, fine anni ’70, il punk è morto, strafatto di vomito e spille da balia, e Margaret Thatcher sta già preparando il coltello per sgozzare la classe operaia, in mezzo a questo schifo grigio e piovoso, in un seminterrato di Great Queen Street a Covent Garden, nasce uno dei posti più bastardi, belli e maledetti della storia della notte, il Blitz Club.
Era il 1979 quando Steve Strange e Rusty Egan decidono di prendersi un wine bar mezzo morto e trasformarlo nel loro personale regno di decadenza glamour, solo martedì sera, solo una sera a settimana, perché chi cazzo vuole aprire tutte le sere quando può creare una setta?
Steve Strange stava alla porta come un Cerbero truccato con eyeliner e rossetto, vestito come un pirata del XVIII secolo incrociato con un extraterrestre, guardava la gente con quegli occhi da pazzo e decideva chi era degno di entrare,niente giacca di pelle da punk? Fuori, jeans normali? fuori, facce da impiegato? Vai a morire altrove, darling.
Dentro, invece, entravi in un altro mondo, un bordello di Weimar che aveva preso l’LSD e aveva deciso di ballare sul cadavere del punk. Ragazzi e ragazze (e tutto quello che c’era in mezzo) vestiti come aristocratici decaduti, con pizzi, spadoni finti, cappelli piumati, trucco colato e sguardi da chi ha già visto l’apocalisse e la trova noiosa.
Dentro al Blitz c’erano loro, i Blitz Kids, una ciurma di bastardi creativi che avrebbe cambiato per sempre la musica e la moda,
Boy George stava al guardaroba, rubando soldi e occhieggiando tizi con cui copulare da lì a poco e da lì avrebbe trasformato Culture Club in un fenomeno mondiale mentre si faceva come se non ci fosse un domani, gli Spandau Ballet suonavano lì i loro primi pezzi, ancora con i capelli cotonati e le camicie da pirata, in poco tempo da quel mondo proibito a Top of the Pops, Marilyn, Princess Julia, Stephen Jones (che poi avrebbe fatto cappelli per la regina e Madonna), tutti lì a pisciare champagne e inventare il futuro.
La musica? Rusty Egan sparava Bowie, Roxy Music, Kraftwerk, disco europea e tutto quello che aveva le palle per essere nuovo. Niente tre accordi, li si ballava con sintetizzatori freddi come il ghiaccio mentre fuori l’Inghilterra bruciava.
Non fatevi fregare dal nome “New Romantic” non era romanticismo da cioccolatini era sesso esplicito, gender bending prima che esistesse la parola, e droga a fiumi, quella merda bianca che ti faceva sembrare un dio per due ore e uno zombie per il resto della vita.
Il Blitz era un posto dove un ragazzo poteva mettersi il rossetto, scoparsi un altro ragazzo, una ragazza, o tutti e due, senza che nessuno battesse ciglio, era queer prima che diventasse una bandiera arcobaleno da multinazionale, era libertà vera, sporca, sudata, pericolosa.
Si scopava nei bagni, si vomitava nei lavandini, si sniffava sui tavoli, si ballava come se il mondo stesse finendo (perché in fondo stava finendo davvero).
Il Blitz è durato pochissimo, dal 1979 al 1981 circa, poi, come tutte le cose belle e troppo intense, si è bruciato, la fama ha attirato i turisti del cazzo, gli idioti, i giornalisti, la droga ha iniziato a uccidere, Steve Strange ha cominciato a perdere il controllo e il sogno si è sbriciolato.
Ma cazzo se ha lasciato il segno, dal Blitz sono usciti Visage, Spandau Ballet, Boy George, Duran Duran (che ci andavano a spiare), designer, fotografi, stilisti. Hanno inventato gli anni ’80 prima ancora che arrivassero, hanno preso il grigiore post-punk e gli hanno dato una coltellata in pancia, facendone uscire paillettes e sangue.
Il Blitz Club non era un nightclub, era una setta, una chiesa eretica, un’orgia di vanità, talento, follia e giovinezza assoluta.
Se oggi ti vesti in modo strano, se ti trucchi, se osi essere eccessivo, se credi che lo stile possa essere un’arma… devi ringraziare quei geni strafatti che ballavano al Blitz mentre l’Inghilterra cadeva a pezzi.
E se mai dovessi trovare un modo per tornare indietro nel tempo, io so esattamente dove voglio andare, Martedì sera, Great Queen Street 1979,fuori piove merda thatcheriana,dentro… beh, dentro c’è il futuro che si fa una pista e balla come un dio.
lunedì 25 maggio 2026
La fine dello show di Colbert e il valore civile dei late show americani
martedì 19 maggio 2026
Non tutto deve funzionare...
Ci hanno venduto la velocità come una religione, produci, pubblica, spingi,sfrutta, ottimizza e guadagna.
Numeri, target, strategia, algoritmi, ogni parola deve colpire qualcosa, ogni immagine deve convertire, ogni gesto deve servire a diventare qualcuno.
Dimenticando il gusto sporco e meraviglioso di fare le cose senza chiedere permesso.perdendo il diritto di perder tempo, di rallentare fino a sentire il rumore dei pensieri, di creare senza il fiato addosso delle statistiche, senza l' obbligo dei risultati immediati, senza quell’ansia da prestazione travestita da ambizione, perché non tutto deve arrivare da qualche parte.
Non tutto deve piacere, non tutto deve essere utile, c'è una forma di libertà quasi violenta nel fare qualcosa solo perché ti brucia dentro, scrivere una frase inutile,scattare una foto storta, restare in silenzio mentre il mondo urla “muoviti”.
Non c è sensazione migliore di sputre fuori ciò che hai addosso senza lucidarlo per renderlo digeribile, snza trasformarlo nell’ennesimo prodotto confezionato per raccogliere approvazione rapida da gente che scorre tutto e sente niente.
Oggi ti insegnano a stare dentro i bordi “Fai così.” “Comunica cosà.” “Questo funziona.” “Questo vende.”
Come se la creatività fosse una catena di montaggio con le luci al neon e il cronometro appeso al collo, ma di diventare una macchina educata, beh non si ha tanto voglia, meglio il caos lento, le idee che maturano male, le pause lunghe e gli errori o gli orrori grammaticali.
Le cose fatte per il piacere di far PP PPlo, non per strategia, chi continua a dire che senza seguire certe regole “non arrivi da nessuna parte”, beh stikazzi.
Perché forse il punto è proprio quello non voler arrivare dove stanno andando tutti, ma di fare le cose semplicemente per il piacere di farle, perdita di tempo? la risposta è già nota.....
lunedì 18 maggio 2026
Distopia 70 Episodio 8 (Di P.Lirangi A.Moretti M.Maneggio)
Dopo aver fatto rapporto con sequela di omissis, Miceli si dirige a fare rapporto al Gran Maestro, ma questa volta non omette nessun dettaglio, il gran maestro è totalmente distratto, sembra non ascoltare quanto il capo del Sid gli espone…… aveva anche previsto che Borghese non sarebbe stato buono nell’angolo ad aspettare……
“Cosa credeva, che il capo della più spietata flottiglia della Repubblica di Salò non avrebbe reagito?”
Gelli lo fissa e non capacitandosi di come un uomo del genere rappresenti l’Intelligence Italiana……
“Gran Maestro, gli Americani probabilmente sapranno e solo questo porterà al termine di tutte le operazioni, abbiamo la possibilità di fermarci in tempo“
“In tempo da Cosa? Miceli lei stà troppo sulla superficie delle cose è questo non è un bene per il SID…..”
Gelli risale nelle sue stanze senza congedarlo, più irritato da quell’uomo che di quanto stà per succedere…..
L’Attentato alla Freccia del Sud era solo l’inizio per il Principe nero, sapeva che tenere sotto scacco Gelli e la P2 doveva dare una prova di forza….
In quel Luglio del 1970, vengono istituiti gli enti Regionali e per la Calabria viene scelto come capoluogo Catanzaro, a discapito di Reggio Calabria, nella città dello stretto monta il malcontento, già in quell’estate iniziano le prime proteste contro l’assegnazione governo centrale….
E’ Remo Orlandini a prospettare al Comandante l’improvvisa opportunità che si è presentata, sfruttare il malcontento popolare, trasformarlo in protesta ed infine farla diventare una vera e propria guerra civile, anticipando il colpo di stato cogliendo tutti di sorpresa….
In quei giorni a Reggio Calabria arrivano da tutta Italia uomini del Fronte Nazionale e di Avanguardia Nazionale, alcune cosche della Ndrangheta forniscono gli armamenti per combattere ad oltranza….
Inizialmente la protesta di Reggio Calabria era una protesta popolare, con una partecipazione trasversale della politica, ad esclusione del PCI, una casualità?
Nel giro di poche settimane le cose precipitano, e la città diventa un vero e proprio campo di battaglia, al grido “Boia Chi Molla” le forze dell’ordine e l’esercito non riescono a ristabilire l’ordine, per le vie si muore e si combatte senza pause, vengono assaltati sedi del PCI e del Partito Socialista, uffici pubblici…
Reggio Calabria è il CAOS in carne ed ossa…….
Mentre in centro infuria la battaglia in una piccola baracca si riuniscono dei ragazzi, sono chiamati “Gli Anarchici della Baracca” Gianni, Annalise, Angelo, Franco e Luigi, sono giovanissimi, tutti sui 20 anni e tutti con una personalità molto decisa…….
Sembrano tipi strani con quei capelli lunghi, ma in realtà sono ragazzi che sognano un mondo migliore, sono ostinati e credono nel vero senso della parola libertà, non scendono a compromessi, in quei giorni di rivolta i 5 ragazzi riescono ad infiltrarsi negli ambienti di destra….
Acquisiscono le prove di come quella rivolta fosse un mezzo per indebolire lo stato, creare Caos eliminare i Comunisti e prendere il potere, quella rivolta era il Colpo Di Stato in atto…..
Le prove in possesso dei ragazzi sono esplosive, intanto negli ambienti di destra dove si sono infiltrati qualcuno ha notato che questi ragazzi fanno troppe domande ,la copertura rischia di saltare è tempo di portare a Roma le prove raccolte durante quell’estate rovente…..
Vogliono consegnare tutte le prove alla redazione de “L’Umanità Nova” testata anarchica, e fissano un appuntamento con l’Avvocato Di Giovanni che aveva collaborato alla controinchiesta della strage di Piazza Fontana…….
La Sera prima di partire per Roma, Gianni Chiama sua Madre e gli confida “Mamma Abbiamo scoperto cose che faranno tremare l’Italia”
La sera del 25 Settembre i 5 ragazzi si mettono in viaggio per Roma, durante il viaggio, Gianni ha la sensazione che qualcuno li insegue, è una sensazione che cerca di tenere lontano dalla sua mente….
Alle prime luci dell’alba al Km 58 tra Ferentino e Frosinone c’è un Camion che rallenta vistosamente, la Mini Morris con a bordo i 5 giovani sorpassa ma improvvisamente il Camion travolge la vettura….. è un impatto spaventoso……..
Da quell’impatto non si salverà nessuno…..
Quel tratto di Strada viene immediatamente chiuso al traffico da alcuni mezzi pesanti………
Una volta liberata la strada e arrivata la Polizia sul posto viene accertato che l ‘incidente è stato causato da una manovra azzardata della Mini Morris con a bordo i 5 ragazzi…….
Nella Sede del Fronte Nazionale il Comandante Borghese riceve una Telefonata, si sente una voce flebile che gli dice….. “Il Viaggio è Finito…….”
IN MEMORIA DI
GIANNI ARICO’ – ANNALISE BORTH – ANGELO CASILE – FRANCO SCORDO – LUIGI LO CELSO
venerdì 15 maggio 2026
Recensioni a scoppio ritardato: Flea Honora
giovedì 14 maggio 2026
Le più inquietanti interferenze televisive della storia...
La televLa televisione è sempre stata percepita come un mezzo “controllato”: immagini curate, segnali stabili, palinsesti programmati al secondo. Proprio per questo, quando qualcosa interrompe improvvisamente la trasmissione, un volto sconosciuto, una voce distorta, un messaggio incomprensibile e l’effetto diventa profondamente disturbante.
Molte interferenze televisive sono state semplici problemi tecnici, altre, invece, sono rimaste misteri irrisolti o veri e propri atti di pirateria del segnale e alcune sono diventate leggende urbane dell’era analogica.
Ecco alcune delle interferenze TV più strane e inquietanti mai trasmesse, evitando volutamente il celebre caso di Max Headroom, a cui abbiamo già dedicato un post.
Una delle intrusioni più famose della storia avvenne nel sud dell’Inghilterra il 26 novembre 1977, durante il notiziario regionale di Southern Television, l’audio venne improvvisamente sostituito da una voce metallica e inquietante. L’entità si identificò come “Vrillon”, presunto rappresentante dell’“Ashtar Galactic Command”, e lanciò un messaggio all’umanità, abbandonare la violenza, le armi e il caos per evitare una futura catastrofe, la trasmissione durò circa sei minuti, le immagini rimasero quasi normali, ma l’audio risultava deformato e ultraterreno, ancora oggi non si sa con certezza chi abbia orchestrato l’interferenza, gli esperti ritengono che qualcuno abbia sfruttato la vulnerabilità dei ripetitori UHF dell’epoca, per molti telespettatori fu un’esperienza traumatica, alcune persone chiamarono la polizia convinte di aver assistito a un vero contatto extraterrestre.
Nel 1992 la BBC trasmise Ghostwatch, un falso documentario in diretta che simulava un’indagine paranormale in una casa infestata, il programma sembrava assolutamente reale, conduttori famosi collegamenti live, telefonate del pubblico, improvvise anomalie video, molti spettatori credettero davvero che la TV fosse stata “interferita” da un’entità soprannaturale chiamata “Pipes”. La BBC ricevette migliaia di telefonate di panico, ancora oggi Ghostwatch viene considerato uno degli esperimenti televisivi più disturbanti mai realizzati.
Nel settembre del 1984, poche ore dopo la discussa esibizione di Madonna con Like a Virgin agli MTV Video Music Awards, alcuni telespettatori americani raccontarono uno strano episodio mai chiarito del tutto, durante la trasmissione notturna di una piccola emittente locale del Midwest, il segnale si interruppe improvvisamente per circa sette secondi, lo schermo diventò quasi completamente nero, si sentiva soltanto un ronzio basso e disturbato, simile a una frequenza radio mal sintonizzata, poi apparve una scritta bianca tremolante:
“DIO STA VENENDO A PUNIRVI”
Subito dopo comparvero immagini rapidissime, una croce illuminata,un volto sfocato, un televangelista che sembrava fissare direttamente la telecamera, l'audio era distorto, ma alcuni spettatori dissero di aver sentito una voce ripetere “La corruzione è entrata nelle vostre case.” L’interferenza sparì quasi immediatamente e la normale programmazione riprese senza spiegazioni, negli anni successivi il caso venne collegato a gruppi religiosi estremisti contrari alla crescente influenza della cultura pop e di MTV negli anni ’80, tuttavia nessuno fu mai identificato ufficialmente.
Tra hacker pionieristici, leggende urbane e veri incidenti tecnici, le interferenze televisive rappresentano uno degli aspetti più strani della cultura mediatica del novecento, alcuni casi sono stati risolti, altri restano misteriosi e altri ancora non sono mai esistiti davvero, ma continuano comunque a sopravvivere online come moderne storie attorno al fuoco.
martedì 12 maggio 2026
Reptilia
lunedì 11 maggio 2026
Il Notaio....Come Hugo Stiglitz.....
venerdì 8 maggio 2026
Recensioni a scoppio ritardato: The Lady
Se ti avvicini a The Lady aspettandoti una serie, hai già perso, non è una serie, è un’esperienza extracorporea, un trip lisergico girato con la grazia di una riunione di condominio e il budget di un distributore automatico di caffè rotto.
La regia di Lory Del Santo è un atto di fede cieca, di quelle che fai quando hai già venduto l’anima e stai aspettando lo scontrino, ogni scena sembra dire “Vediamo cosa succede”, e poi non succede niente, ma con una sicurezza tale che quasi ti senti in colpa a dubitarne, è cinema quantistico: esiste e non esiste nello stesso momento.
The Lady non infrange le regole della narrazione, le guarda, ride, e poi le investe con una Panda del ’97 senza assicurazione, la trama non si sviluppa, evapora, ipersonaggi non cambiano, si teletrasportano emotivamente come se qualcuno stesse premendo “skip” sulla logica umana, uno è arrabbiato, taglio, è morto dentro, taglio, è seducente, taglio, forse è un’altra persona, ma chi può dirlo davvero?
I dialoghi sono coltellate nel cervello, frasi che arrivano dritte, senza mediazione, senza significato e soprattutto senza rimorso, “Io sono qui… ma anche no” è il tipo di battuta che non puoi nemmeno criticare, puoi solo subirla, come una grandinata di frigoriferi, altro che David Lynch, qui non c’è il mistero, c’è il vuoto che ti guarda e ti chiede i documenti.
La recitazione è una roulette russa senza proiettili, ma con un forte disagio esistenziale, gli attori non interpretano, attraversano lo spazio, parlano come se stessero leggendo i sottotitoli della loro stessa vita, con quello sguardo perso di chi ha appena capito di essere finito nel posto sbagliato ma ormai è troppo tardi per scappare, nessuno ascolta nessuno, è un dialogo tra fantasmi mal sincronizzati.
Il montaggio è una forma di vendetta personale contro il concetto di tempo, le scene iniziano nel mezzo, finiscono nel nulla, e nel frattempo tu perdi ogni appiglio con la realtà, è come essere trascinati in un ascensore rotto che si ferma a piani che non esistono, le inquadrature? Piazzate con l’entusiasmo di chi ha appoggiato il telefono sul tavolo e ha detto “vabbè, giriamo”.
L’audio sembra registrato dentro un acquario pieno di rimpianti, a volte le voci arrivano, a volte no, a volte sembrano provenire da un universo parallelo dove The Lady è fatta bene e tu non puoi entrarci, la colonna sonora, quando c’è, entra come un ospite ubriaco a una cena già finita.
Eppure la cosa più inquietante non è quanto sia fatta male, è quanto sia convinta di essere fatta bene, questa sicurezza granitica, questo sguardo fisso nel vuoto mentre tutto intorno crolla, è ciò che trasforma il disastro in qualcosa di quasi eroico,non è incompetenza, è ostinazione elevata a linguaggio.
Guardarla è come fissare il sole troppo a lungo, sai che non dovresti, senti che ti sta facendo male, ma continui perché vuoi capire fin dove puoi arrivare prima di perdere definitivamente il contatto con la realtà. È un’esperienza che non si guarda, si sopporta, si metabolizza, si racconta agli amici come un trauma condiviso.
E quando pensi di aver toccato il fondo, The Lady prende una pala, scava ancora un po’, ti guarda negli occhi e ti sussurra qualcosa di incomprensibile con una serietà disarmante, tu annuisci, perché a quel punto sei complice, sei dentro, sei diventato parte del problema.
Il finale? non chiude, non apre, non esiste, è semplicemente un punto in cui qualcuno ha deciso di smettere di girare, non c’è catarsi, non c’è senso, non c’è redenzione, solo tu, il silenzio, e la consapevolezza di aver attraversato qualcosa che somiglia vagamente a una serie ma potrebbe benissimo essere stata un’allucinazione collettiva.
E la cosa peggiore è che, mentre scorrono i titoli (o qualunque cosa siano), ti scopri a pensare, “Ne voglio ancora" non per piacere ma per puro sadismo....
giovedì 7 maggio 2026
La Donna che uccideva i sogni.....
martedì 5 maggio 2026
Sid & Nancy
New York, ottobre 1978, il Chelsea Hotel era un mix di piscio, hashish bruciato e sogni morti da tempo.
Sid Vicious, il bassista dei Sex Pistols che non sapeva suonare il basso, giaceva sul letto sfatto della stanza 100 con gli occhi rovesciati, la faccia da cherubino sfregiato dal punk era pallida come un cadavere fresco. Accanto a lui, Nancy Spungen, Nauseating Nancy, la groupie americana che tutti odiavano, si grattava le braccia piene di buchi come se volesse strapparsi la pelle.
Erano la coppia più bella e più tossica del rock, lui, un teppista londinese con la catena al collo e il cervello fritto dal Tuinal, lei, un tizia irrequieta di Philadelphia scappata di casa, bocca larga, lingua velenosa e un talento naturale per procurare roba buona. Si erano trovati a Londra nel '77 come due topi di fogna che si riconoscono al buio, Johnny Rotten l'aveva rifiutata, Sid no, da quel momento erano diventati Siamesi, un cuore solo, due siringhe.
«Ti amo, baby,» biascicava Nancy mentre gli leccava il collo sudato. «Sei l'unico che non mi ha mai mandato affanculo.»
Sid rideva con quel ghigno storto, i denti gialli di nicotina e sangue secco. «Sei la mia puttana, Nance, la mia regina del cazzo.»
Litigavano come belve, si picchiavano, si tagliavano, si scopavano tra le lacrime e le urla, poi si bucavano insieme, stretti stretti, finché il mondo fuori dalla stanza diventava solo un rumore lontano di sirene e risate false.
La sera dell'11 ottobre la stanza 100 era un bordello di degenerati, bottiglie vuote di Jack Daniel's, aghi sporchi sul pavimento, banconote da venti dollari macchiate di vomito, Nancy aveva bisogno di Dilaudid, urlava contro quel coglione di Rockets Redglare, il pusher-guardaspalle, perché non glieli portava abbastanza in fretta.
Sid aveva ingoiato una manciata di Tuinal, trenta pasticche, forse di più, il mondo gli girava intorno come un jukebox rotto che suona "My Way" al contrario.
A un certo punto la notte diventò nera pece, alle sette e mezza del mattino qualcuno sentì dei gemiti provenire dalla stanza, gemiti bassi, da animale ferito, nessuno ci fece caso, al Chelsea eri fortunato se sentivi solo gemiti,
quando Sid si svegliò, la luce filtrava sporca dalle tende strappate, aveva il petto e le mani incrostate di sangue scuro, Nancy non era nel letto, la trovò in bagno, sdraiata sul pavimento lurido, in reggiseno e mutandine nere, sotto il lavandino, un solo buco nello stomaco, netto, profondo. Il sangue aveva fatto un lago fino al water, il coltello, quel bel coltello da caccia Jaguar K-11 che lei stessa gli aveva regalato poche settimane prima era lì accanto, con il manico sporco delle sue impronte.
Sid rimase a guardarla per un tempo che gli sembrò eterno, poi uscì barcollando nel corridoio, gli occhi da pazzo, e mormorò alla prima persona che incontrò: «Ho ucciso la mia ragazza... non posso vivere senza di lei.»
Più tardi disse che non ricordava niente, che forse era caduta sul coltello mentre giocavano, che forse era stato lui oforse era stato qualcun altro, forse era solo l'eroina a parlare.
La polizia lo arrestò, i tabloid impazzirono "SID VICIOUS UCCIDE NANCY" la coppia più punk della storia era diventata la più tragica.
Lui uscì su cauzione, tentò di tagliarsi le vene, disse che voleva raggiungerla, poi, il 2 febbraio 1979, dopo una festa, si fece l'ultima pera. Roba buona, pura al 100%. Quella che Nancy avrebbe approvato, morì con il suo nome sulle labbra, o almeno così raccontarono.
Nel bagno della stanza 100, per sempre, rimase solo l'odore di ferro e di amore marcio di due ragazzini che volevano bruciare il mondo e invece bruciarono se stessi, più veloci di chiunque altro...No future.... No future
lunedì 4 maggio 2026
Distopia 70 Episodio 7 (Di P.Lirangi A.Moretti M.Maneggio)
In un casolare abbandonato nella Maremma il Comandante Borghese raggiunge il suo pupillo…
Delle Chiaie dopo il saluto romano, non dà il tempo al principe nero di Borghese, è frustrato, arrabbiato, deluso……
“Comandante Perché?”
“Questa è la nostra guerra, non la loro, è il nostro momento, noi contro questo stato combattiamo non collaboriamo…..”
Borghese ha lo sguardo perso, lo sguardo di chi sa che la cosa gli sta sfuggendo di mano, ma più che rassegnato è stanco di dover dare sempre spieazioni….
“Abbiamo un obiettivo primario, eliminare i Comunisti, questo volevamo e questo abbiamo ottenuto”
“Comandante e se questa fosse una trappola?…..” chiede Delle Chiaie
“La guerra è fatta di battaglie, vinciamo la prima, poi penseremo ad altro….”ribatte il Comandante convinto di essere dal lato giusto della storia….
Delle Chiaie non ci stà “Comandante dobbiamo dare un segno, abbiamo bisogno di una dimostrazione di forza, dobbiamo mettere paura, o rimarremo a mani vuote!…”
Il Principe Nero stizzito gli si avvicina con fare minaccioso “Ritorna da dove sei venuto e non prenderti più licenze poetiche come queste…..”
Delle Chiaie mestamente Lascia L’Italia sapendo di aver fatto un buco nell’acqua, ma non aveva tutti i torti, c’era bisogno di un atto di forza….
Borghese lo sapeva e aveva già pianificato tutto, non era quello il momento in cui dimostrare e mettere paura, ma da li a poco chi pensava di avere Borghese e le sue fazioni politiche tra le mani si sbagliava….
22 Luglio 1970, sono le 17.10 e siamo su un treno, il direttissimo Siracusa Torino, un lunghissimo convoglio di 17 carrozze che attraversa tutta la penisola viene chiamato “Freccia del sud” o “Treno del sole” quel giorno tutti gli scompartimenti sono pieni…
All’altezza di Gioia Tauro, poco prima della stazione, nei pressi di un ponticello il macchinista, sente un colpo sotto al treno, un sobbalzo come se gli fosse mancato il terreno sotto il locomotore…
Il treno lanciato a oltre 150 chilometri orari deraglia quasi tutte le carrozze si comprimono tra di loro, 6 morti e 77 feriti e 12 in gravi condizioni, una sciagura un disastro ferroviario…
In quegli istanti nell’ ufficio di Borghese arriva una telefonata, una breve comunicazione “Comandante il matrimonio è fatto”………
Borghese risponde “Bene ora sposta tutti su Reggio Calabria….”
Il Comandante accende un sigaro, sornione sorride, sapendo che in quella villa vicino Arezzo, qualcuno stà iniziando a preoccuparsi…..
La dimostrazione di Forza era Iniziata, tutta l’estrema destra era in fermento, gli uomini di Avanguardia Nazionale e del Fronte sono tutti a Reggio Calabria, la loro ora X stà per arrivare….
Quel grave incidente ferroviario non era niente in previsione a quello che stava per scoppiare in riva allo stretto….
sabato 2 maggio 2026
Alex Zanardi: l’eroe che non ha mai mollato
dalle piste della Formula 1 e dell’IndyCar alla leggenda
Zanardi ha iniziato la sua carriera correndo con i kart e ha raggiunto rapidamente i livelli più alti del motorsport. In Formula 1 ha gareggiato tra il 1991 e il 1999 (con team come Jordan, Minardi, Lotus e Williams), ma è negli Stati Uniti, nella serie CART, che ha scritto pagine indimenticabili, due titoli consecutivi nel 1997 e 1998, 15 vittorie e momenti iconici come “The Pass” a Laguna Seca, dove sorpassò in modo spettacolare il suo rivale.
Era un pilota veloce, carismatico, amato dal pubblico per il suo sorriso e la sua grinta sembrava destinato a una carriera luminosa, ma la vita aveva in serbo per lui una prova durissima.
Il 15 settembre 2001, il giorno che cambiò tutto
Durante la gara American Memorial 500 al Lausitzring, in Germania, un terribile incidente ad alta velocità cambiò per sempre la sua vita, Alex perse entrambe le gambe e quasi tre quarti del sangue, i medici lottarono per ore per salvarlo, molti avrebbero considerato finita la propria esistenza sportiva, ma non lui
Con una determinazione sovrumana, progettò protesi su misura e comandi al volante adatti alle sue nuove condizioni, meno di due anni dopo era già tornato a gareggiare nel Campionato Mondiale Turismo con BMW, conquistando anche delle vittorie, non si era arreso, aveva semplicemente cambiato marcia.
La seconda vita, l’handbike e le Paralimpiadi, quello che molti considererebbero il “dopo” per Zanardi divenne invece il capitolo più ispiratore della sua storia, si dedicò all’handbike con la stessa passione che aveva per le auto, vinse quattro medaglie d’oro paralimpiche (due a Londra 2012 e due a Rio 2016), numerosi titoli mondiali di paraciclismo e imprese straordinarie come la maratona di New York.
La sua filosofia era semplice ma potentissima «Quando mi sono svegliato senza gambe, ho guardato la metà che era rimasta, non quella che era andata persa» e ancora «Quando senti di aver dato tutto, tieni duro altri cinque secondi, perché è lì che gli altri mollano». La “regola dei cinque secondi” è diventata il suo lascito più prezioso.
Nel giugno 2020, mentre partecipava a una staffetta in handbike in Toscana, un altro grave incidente lo colpì duramente, scontro con un camion, trauma cranico severo e un lungo coma, Alex lottò per anni, con la stessa tenacia di sempre, circondato dall’amore della moglie Daniela e del figlio Niccolò, anche in quel periodo di sofferenza ha continuato a ispirare migliaia di persone.
Ci ha lasciato, ma il suo esempio resta vivo, tanti messaggi di cordoglio da parte di piloti, istituzioni e gente comune lo ricordano come un uomo che ha trasformato il dolore in forza, la limitazione in opportunità, un simbolo per tutti noi, Alex Zanardi non è stato solo un campione dello sport, è stato un maestro di vita, ci ha insegnato che la vera forza non sta nell’evitare le cadute, ma nel rialzarsi ogni volta, magari in modo diverso, ma con ancora più determinazione.
La sua storia ci ricorda che le difficoltà non definiscono chi siamo, ma come scegliamo di affrontarle.
Il corpo può avere dei limiti, ma la volontà e il cuore no.
Non mollare mai non significa non soffrire, ma scegliere di andare avanti nonostante il dolore.
Grazie Alex, per le emozioni in pista, per le medaglie, per i sorrisi, per le lezioni di vita, hai corso la tua gara più bella fuori dalle auto, mostrando al mondo intero che un uomo vero non si arrende.
Riposa in pace, campione, la tua corsa continua nei cuori di milioni di persone chi hai ispirato.
venerdì 1 maggio 2026
Il Primo Maggio che graffiava
L'Irlanda suona, mentre noi continuiamo a scrollare....
Ci sono momenti in cui sembra che un paese intero trovi una voce comune, non perché tutti suonino allo stesso modo, ma perché condividono ...
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Inverno tra il 1990 e il 1991, la nebbia è così fitta che inghiotte i lampioni, i modem ululano come bestie ferite nelle cantine di Porta ...
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La notte era umida come il sudore di un mosh pit a San Francisco, primavera del 2000. Nelle ombre digitali di un garage universitario, un ra...













