Valentina non era bella nel senso classico, era perfetta nella sua freddezza, alta, ossuta, capelli neri lisci come una lama, sempre raccolti in uno chignon severo che non concedeva nemmeno una ciocca ribelle, lavorava allo sportello dell’ufficio postale da quindici anni, lo stesso turno, lo stesso tono di voce, lo stesso sguardo che sembrava catalogarti come pratica inevasa.
Di giorno timbrava raccomandate e pacchi, di sera si sedeva sempre allo stesso sgabello del Bar Lux, quello in fondo al bancone, sotto la luce al neon che le faceva la pelle ancora più pallida, ordinava un bicchiere di vino rosso, mai più di uno, e lo sorseggiava lentamente, come se stesse bevendo il tempo degli altri.
Valentina non attaccava discorso, aspettava, aveva un talento sovrannaturale nel percepire quando qualcuno, nel locale, stava per sognare ad alta voce, allora alzava gli occhi chiari, li puntava sulla vittima di turno e, nel silenzio più assoluto, sentenziava.
Con quella voce bassa, calma, quasi materna, ma tagliente come vetro rotto, «Ma che stai facendo? Cosa diavolo è il piano? Ce l’hai un piano vero, o è solo l’ennesima cazzata da sabato sera? Perché se non ce l’hai, è meglio che resti qui, almeno sai come va a finire, almeno non ti fai ridere dietro».
Lo diceva con un mezzo sorriso di compassione superiore, come se solo lei avesse capito il grande segreto della vita, tutto finisce male, quindi è inutile provarci, lei lo sapeva, Lei aveva capito tutto già da tempo e per questo si sentiva in diritto, no nel dovere di prosciugare sul nascere ogni scintilla di ambizione altrui.
Era una vampira moderna, raffinata, non succhiava sangue, succhiava slancio, ti lasciava vuoto, ragionevole, piccolo,ti convinceva che la nullità era saggezza e che il coraggio era solo ingenuità da pagare a rate.
Una sera di ottobre, mentre fuori pioveva obliqua, Marco, trentadue anni, magazziniere, mani callose e occhi ancora stupidi si lasciò scappare al bancone che stava mettendo via soldi per mollare tutto e aprire un’officina di moto custom, ne parlava piano, quasi vergognandosene, ma con una luce dentro che non si vedeva da anni.
Valentina, tre sgabelli più in là, girò la testa con lentezza da predatore, lo fissò nel silenzio più totale del locale. Poi parlò, con quella sua voce da giudice supremo:
«Un’officina di moto… carino, e quando tra sei mesi non entra un cliente e ti ritrovi con i debiti fino al collo? Che figura ci fai? Meglio pensare alle cose, sì… ma senza farle davvero è più sicuro, più dignitoso.»
Lo disse con dolcezza velenosa, come se gli stesse salvando la vita, Marco sentì il petto stringersi, la scintilla tremolò.
Ma quella notte, mentre tornava a casa sotto la pioggia, qualcosa dentro di lui si ruppe in modo diverso, non fu rabbia, fu disgusto puro, disgusto verso quella donna seduta sul suo trono di fallimenti altrui, che passava le serate a sentenziare dall’alto della sua nullità, sorseggiando vino e guardando gli altri morire lentamente di buonsenso.
Qualche settimana dopo, Marco sparì,
non salutò nessuno, non diede spiegazioni, vendette la macchina, chiuse il contratto d’affitto, lasciò il lavoro al magazzino e partì, l’ultima cosa che si seppe di lui fu una cartolina senza mittente arrivata al bar, con scritto a mano,
«Vaffanculo, Valentina, meglio andare a fallire lontano che restare qui a imputridire con te.»
Da allora non si è più saputo niente di lui, forse sta fallendo miseramente in qualche città del sud, forse sta cambiando gomme in un’officina di merda, forse è ancora in giro a rincorrere un sogno stupido che non si realizzerà mai.
Ma una cosa è certa, se n’è andato.
ha preferito il rischio, il ridicolo, il fallimento possibile, piuttosto che rimanere fermo a sorseggiare veleno insieme a lei, sentenziando dall’alto della propria nullità.
Valentina è ancora lì, ogni sera, allo stesso sgabello, stesso vino, stesso chignon, stesso sguardo da chi sa tutto.
Ma ogni tanto, quando il locale è silenzioso, si vede una piccola crepa nel suo sorriso superiore, per un secondo, solo un secondo, i suoi occhi chiari tradiscono il dubbio,
perché sa che da qualche parte, nel buio, c’è un uomo che ha preferito il fallimento al veleno, sa benissimo che un giorno, forse, quel fallimento tornerà a cercarla.....

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