IlClan05
martedì 7 luglio 2026
L'Irlanda suona, mentre noi continuiamo a scrollare....
giovedì 2 luglio 2026
Due eroi sul tetto del mondo: il messaggio che batte il potere
Ieri nella tarda serata italiana, una coppia ha compiuto un gesto estremo, scalando uno degli edifici più iconici del mondo,l' Empire State Building, arrivando fino alla cima dell’antenna, a oltre 540 metri di altezza.
Lassù, sospesi tra cielo e vuoto, hanno sfidato la paura, la gravità e le regole,non l’hanno fatto per diventare virali, non l’hanno fatto per guadagnare like o notorietà, l’hanno fatto per un motivo molto più grande, issare un messaggio.
Hanno srotolato un grande striscione nero con una frase potente, una delle più belle mai scritte da Jimi Hendrix, «Quando il potere dell’amore supera l’amore per il potere, il mondo conosce la pace.»
Un gesto folle, temerario, illegale, puro, poetico e profondamente necessario. c’è chi storcerà il naso, chi parlerà di incoscienza, di pericolo, di mancanza di rispetto per la legge e per la sicurezza, chi invocherà punizioni esemplari e griderà allo scandalo, chi liquiderà tutto come una stupida bravata da esibizionisti.
Lasciateli parlare, lasciate che chi vive nel fango continui a urlare dal basso, mentre loro, due sagome nere contro il cielo, hanno scelto di salire dove pochi osano arrivare.
Hanno trasformato un’antenna in un pulpito e un lenzuolo in una bandiera di pace, in un mondo che sembra aver dimenticato cosa significa sognare in grande, questi due “folli” ci ricordano che a volte l’unico modo per farsi ascoltare è arrivare dove nessuno guarda mai.
E lassù, tra le nuvole, hanno scritto una verità semplice e rivoluzionaria, l’amore, quando è più forte della sete di potere, può ancora cambiare le cose, eroi? forse, incoscienti? anche, ma soprattutto, vivi di quella vita che non ha paura di rischiare per qualcosa in cui crede davvero.
giovedì 25 giugno 2026
E' Coffee Break Signori.....lasciateci rallentare....
La città rallenta, ma non è il rallentamento poetico di una ballata, e' un rantolo, un motore che grippa perché qualcuno ha sostituito l’olio con la melassa, in marciapiedi si svuotano, ma non di persone, Si svuotano di volontà, quelli che restano sono ectoplasmi in canottiera, condannati a un purgatorio di sudore, con lo sguardo fisso nel vuoto di una saracinesca abbassata con il cartello "Chiuso per Ferie", un pezzo di carta ingiallito, un necrologio per le ambizioni di chi cercava un caffè decente o una pratica evasa.
Il telefono, quella scatola di illusioni, smette di squillare, non arrivano offerte imperdibili, né richieste urgenti, solo il silenzio, un silenzio spesso, interrotto solo dal ronzio di un condizionatore morente che lotta contro l’inevitabile, perdendo gocce di condensa come un pugile suonato sputa sangue, ogni notifica diventa un miraggio, inseguivi il fantasma di un progetto attraverso lo schermo, ma alla fine trovi solo la stessa, identica foto di un piatto di spaghetti allo scoglio postata da un contatto che nemmeno ricordavi di avere.
In quest' afa, i pensieri non sono freschi, anzi sono putridi, lavorare è come cercare di nuotare nell’asfalto appena colato, ogni giorno ogni idea affonda prima di prendere forma, risucchiata in una pozza di bonaccia e umidità, provia scrivere una mail, ma le dita sulla tastiera sembravano due salsicce stantie, il cervello ti sussurra: “Ma che cazzo stai a fà.....”
E fuori, il mondo e' una natura morta dipinta con i colori sbagliati, il giallo smorto delle tapparelle, il grigio accecante del cielo senza nuvole, il nero lucido di uno scarafaggio che attraversa il marciapiede con più determinazione di un intero consiglio di amministrazione, lui sì che non si fermava, ha un obiettivo, noi, solo un bicchiere vuoto e un cubetto di ghiaccio che si scioglie come i nostri sogni di gloria.
E' la stasi. La grande, maledetta stasi estiva, un killer silenzioso che ammazza le idee e rimanda ogni resurrezione a settembre, lascia solo carcasse, il nulla e un sordo, assordante, immobile ronzio, il ronzio di una città in coma, tenuta in vita solo dalle flebo dei distributori automatici e dal rimbombo lontano di un tram mezzo vuoto, un tram che andava chissà dove, ma di sicuro non verso una scadenza rispettata.
E' l'ora del bicchiere sporco nel lavello, l'ora di smettere di fingere e aprire un'altra finestra, solo per far entrare altro caldo, altra polvere, altra resa.
Benvenuti all'inferno, temperatura percepita, fallimento.....
E' coffee break signori.... anche per noi......e a differenza dei nostri amici Osaka Flu..... lasciateci rallentare....
martedì 16 giugno 2026
Tre amici, un concerto e il caos sotto il cielo di San Siro
Milano, 27 Giugno 1980, una città che sembrava vivere con i nervi scoperti, rapine lampo, motorette, bar fumosi dove si parlava troppo e si capiva poco, quella sera però c’era un’energia diversa, quasi elettrica, Bob Marley a San Siro, una cosa che non capitava tutti i giorni, e che nessuno voleva perdersi,in mezzo alla folla, tre figure che sembravano uscite da un romanzo criminale, Rino, sorriso da truffatore e giubbotto di pelle che aveva visto più risse che lavatrici, Spillo, magro come un ago e nervoso come un gatto in tangenziale e po Gino detto "Il Professore" che professore non era, ma tutti lo chiamavano così perché parlava difficile e si cacciava nei guai con eleganza, tre amici tre problemi.
I biglietti li aveva procurati Rino, non erano falsi, erano falsissimi, stampati in una tipografia di Lambrate che di giorno faceva biglietti da visita e di notte “lavori speciali”.“Ragazzi, fidatevi. Sono perfetti” Spillo li guardò come si guarda un cadavere sospetto, il Professore li sfiorò con le dita e sentenziò “La perfezione è un concetto sopravvalutato"
Arrivarono agli ingressi, la folla spingeva come un’onda, gli addetti erano più impegnati a non farsi travolgere che a controllare qualcosa, passarono, non per merito dei biglietti, ma per merito del caos che botta di culo.
Quando Marley attaccò No Woman, No Cry, successe la solita cosa, il Professore sparì.“Dove cazzo è finito?” disse Spillo, “Sta facendo il mistico è sobrio" rispose convinto Rino “Appunto”annui' Spillo, invece lo ritrovarono venti minuti dopo, in curva, circondato da ultras del Milan, stava spiegando con voce calma e suicida che il contropiede era “un atto poetico di ribellione” gli ultras lo guardavano come si guarda un alieno.
Rino e Spillo lo trascinarono via prima che qualcuno decidesse di fargli cambiare idea con una testata, a metà concerto, Marley attaccò Jammin’, lo stadio ondeggiava come un mare caldo e pericoloso, Rino si emozionò, Spillo pure, ma solo perché qualcuno gli aveva piantato un gomito nelle costole, il Professore, invece, ebbe una rivelazione, “La vita è semplice, siamo noi che la incasiniamo” cinque secondi dopo inciampò in una bottiglia e cadde addosso a un gruppo di motociclisti bergamaschi, la vita tornò immediatamente complicata, uno dei motociclisti lo sollevò per il bavero, “Adesso te la spiego io la vita semplice” Rino intervenne con un sorriso da venditore di fumo
“Ragazzi, calma. Siamo qui per Marley, mica per finire al pronto soccorso” Miracolosamente, funzionò, forse perché Marley stava attaccando Exodus e nessuno voleva rovinarsi il momento, il concerto finì in un boato, la folla uscì come un fiume in piena, i tre camminavano come reduci di una guerra che non avevano capito, ma che avrebbero sicuramente raccontato esagerando al bar, Rino giurò di aver toccato Marley, Spillo giurò che Marley gli aveva sorriso,il Professore giurò che Marley gli aveva parlato, in giamaicano.
La verità è che Senza rendersene conto, sono stati testimoni di uno di un momento storico, il primo concerto dal vivo nella storia di San Siro... e che concerto...
lunedì 15 giugno 2026
Il borgo che stava scomparendo e che oggi attira talenti
venerdì 12 giugno 2026
Distopia 70 Episodio 10 FINALE DI STAGIONE (Di P.Lirangi - M.Maneggio -A.Moretti)
giovedì 11 giugno 2026
L’Albania che non si vende: i giovani in piazza contro la svendita della costa
In queste settimane l’Albania sta mostrando il suo volto più bello e coraggioso, migliaia di giovani sono scesi in piazza a Tirana e in altre città per dire basta a un megaprogetto di resort di lusso legato a Jared Kushner e alla famiglia Trump, l’obiettivo è una zona protetta della laguna di Narta, uno degli ultimi paradisi naturali della costa adriatica, non è solo una battaglia per salvare spiagge e biodiversità, è una ribellione per l’anima del Paese, per molti albanesi, però, è l’ennesimo segnale che il loro paese è in saldo, dopo trent’anni di transizione, emigrazione di massa (oltre un milione e duecentomila persone partite) e promesse europee mai del tutto mantenute, l’Albania è stanca di essere trattata come terra di conquista, i giovani che protestano non accettano più questo copione, vendere la natura più bella per attirare capitali esteri, aggravando disuguaglianze, rendendo le case inaccessibili ai locali e distruggendo ecosistemi irrecuperabili.
Il bello di questo movimento è proprio chi lo anima, non sono i soliti partiti di opposizione, spesso screditati è una generazione giovane, spontanea, pacifica e creativa, puliscono le strade dopo le manifestazioni, cantano, ballano, offrono fiori alla polizia, lo slogan più potente è semplice e fortissimo «L’Albania non è in vendita», rivendicano lo Stato come cosa loro, si oppongono alla legge sugli “investimenti strategici” che rischia di regalare pezzi di Paese a pochi è una protesta che parla di dignità, di rispetto di sé, di futuro possibile senza svendersi.
Eppure, questa storia sta ricevendo pochissima attenzione dai grandi media internazionali, un silenzio assordante, come se le lotte ambientali e democratiche di un piccolo Paese balcanico non meritassero spazio e mentre si parla continuamente di altri argomenti, la voce di questi ragazzi e ragazze rischia di rimanere confinata ai social e alle piazze albanesi e se fosse così sarebbe un peccato, perché quello che sta accadendo ha un valore enorme.
In un’Europa dove spesso la rabbia si è trasformata in populismo, nazionalismo o rassegnazione, l’Albania sta provando una strada diversa, una mobilitazione civica dal basso, ambientalista, democratica e piena di speranza.
Fragile perché senza leader né programma definitivo, ma proprio per questo autentica e difficile da controllare.
Questi giovani meritano tutto il nostro sostegno, mostrano che è ancora possibile dire no alla logica del “denaro prima di tutto”, che un Paese può scegliere di non svendere la propria anima per qualche posto di lavoro temporaneo e infrastrutture dorate destinate ai ricchi, tutto questo riguarda anche noi...
mercoledì 10 giugno 2026
Breve Ragionamento sulla nuova Ferrari Luce, non sembra una Ferrari, per questo che funziona
Ma c’è una domanda interessante da farsi, se fosse esattamente questo il punto?
Perché nel mercato moderno l’indifferenza è spesso più pericolosa delle critiche, u prodotto che piace subito a tutti raramente genera conversazione, un prodotto che divide, invece, crea attenzione, discussioni, commenti, articoli, contenuti, meme e condivisioni.
E ogni volta che qualcuno dice “Che schifo” sta comunque facendo una cosa importantissima, ne sta parlando, questo non significa che provocare sia sempre la strategia giusta, significa però capire che innovare spesso comporta rompere aspettative consolidate.
Ferrari non vende soltanto automobili, vende desiderio, immaginario, status, emozione, se milioni di persone stanno discutendo di quella scelta, forse il risultato più importante è già stato ottenuto.
Perché a volte il vero rischio non è essere criticati, ma essere dimenticati.
martedì 9 giugno 2026
Gli Strokes hanno davvero salvato il rock? La storia vera dietro “Is This It”
Poi arrivarono cinque ragazzi di New York con giacche di pelle, jeans stretti e un’attitudine noncurante, si chiamavano The Strokes, e il loro album di debutto Is This It cambiò tutto.
Il contesto è un vuoto da riempire,
alla fine degli anni ’90 il rock alternativo era stato cooptato e svuotato, da una parte c’erano i giganti del nu-metal, dall’altra proposte spesso anonime o eccessivamente raffinate, serviva qualcosa di nuovo, ma allo stesso tempo vecchio, grezzo, autentico, divertente e pericoloso.
gli Strokes arrivarono esattamente nel momento giusto.
Si formano nel 1998 a New York, Julian Casablancas (voce), Nick Valensi e Albert Hammond Jr. (chitarre), Nikolai Fraiture (basso) e Fabrizio Moretti (batteria) iniziarono a suonare nei piccoli club della città, il loro sound era un mix esplosivo di garage rock anni ’60, proto-punk dei Velvet Underground e influenze newyorchesi degli anni ’70-’80.
Dopo aver fatto parlare di sé con esibizioni live cariche di energia, firmarono con una major e si prepararono a registrare il disco che avrebbe segnato un’epoca.
La registrazione di “Is This It” tornare alle origini, la band aveva un’idea molto chiara, niente suoni puliti e iper-prodottti, volevano catturare l’energia grezza dei loro live, così tornarono da Gordon Raphael nel suo piccolo studio spartano, registrando quasi tutto in presa diretta.
Il risultato? Un album di appena 11 tracce, poco più di 36 minuti, con un suono lo-fi, chitarre nervose, batteria essenziale e la voce caratteristica di Julian Casablancas, calda e un po’ annoiata, brani come Last Nite, Hard to Explain, Someday e Barely Legal diventarono subito inni generazionali.
L’album uscì nel 2001 (prima in Australia, poi nel resto del mondo) e fu accolto come una ventata d’aria fresca, ipatto a “British Invasion” al contrario, se negli anni ’60 i Beatles e i Rolling Stones avevano conquistato l’America, fecero il percorso inverso, il loro successo in Inghilterra fu enorme e scatenò una vera e propria rinascita del rock britannico.
Band come Arctic Monkeys, Franz Ferdinand, The Libertines, Bloc Party, Kaiser Chiefs e molte altre presero chiaramente ispirazione dal sound e dall’attitudine dei Strokes, Alex Turner degli Arctic Monkeys arrivò addirittura a cantare: “I just wanted to be one of The Strokes”.
Non si trattò solo di un successo commerciale: i Strokes resero di nuovo “cool” suonare in una band di amici con chitarre elettriche, riportarono il rock nelle strade, nei club e nelle camere dei ragazzi.
Hanno davvero salvato il rock?
La domanda è legittima, alcuni dicono che sia solo mito retroattivo, altri che il loro ruolo sia stato fondamentale. La verità probabilmente sta nel mezzo, gli Strokes non hanno “inventato” niente di nuovo, ma hanno rimesso insieme i pezzi giusti al momento giusto, suono grezzo, canzoni eccellenti, look iconico e una grande chimica sul palco, hanno dimostrato che il rock poteva ancora essere vitale, cool e mainstream senza compromettere la propria integrità.
Is This It rimane ancora oggi uno degli album più influenti degli ultimi 25 anni. Ha aperto le porte a una generazione intera di musicisti indie e ha ridato speranza a chi pensava che il rock fosse finito.
Che siano stati i salvatori assoluti o meno, una cosa è certa hanno reso il 2001 menompesante, lasciato un segno indelebile nella storia della musica.
lunedì 8 giugno 2026
Tragedia nascosta tra le stelle...
Era il 1957, la Guerra Fredda non era solo politica, era sudore freddo, valvole che bruciavano e sigarette fumate fino al filtro, mentre il mondo si beveva la favola dello Sputnik, a Torino due fratelli, Achille e Giovanni Battista Judica Cordiglia trasformarono un vecchio bunker tedesco abbandonato (la famosa Torre Bert) in una centrale di spionaggio spaziale fai-da-te, piena di cavi rubati, ruggine e pura adrenalina all'italiana.
Niente fondi governativi, niente supercomputer, solo due ragazzi tosti, saldatori bollenti e un'ossessione che puzzava di nafta e tradimento cosmico, Achille e Giovanni non ascoltavano Radio Mosca per passare il tempo, loro puntavano le antenne dritte nell'abisso, dove i sovietici lanciavano carne umana come fosse carne da cannone.
E una notte tutto esplose, le cuffie catturarono voci umane, voci che non dovevano esistere, respiri affannosi, grida distorte dal vuoto, richieste di aiuto che si perdevano nel sibilo mortale dell'orbita, cosmonauti fantasma mandati su in fretta e furia, senza gloria, senza ritorno, missioni cancellate dalla storia ufficiale,ma il colpo da maestro arrivò con lei,una voce di donna, una cosmonauta senza nome, intrappolata in un inferno di metallo rovente, mentre la capsula bruciava nell'atmosfera, la sua voce straziata arrivò chiara nelle orecchie dei due fratelli, «Questo il mondo non lo saprà mai...», un'ultima, amara frase prima del silenzio eterno, un addio sputato contro il regime che l'aveva mandata a morire nell'ombra, due fratelli sudati nella penombra della Torre Bert, luci rosse delle valvole che pulsano come un cuore impazzito, la pioggia torinese che batte fuori mentre dentro si consuma una tragedia cosmica, nastri magnetici che girano lenti, catturando l'urlo di una donna che si dissolve nel fuoco.
Non era fantascienza, era realtà cruda, registrata su bobine che ancora oggi fanno venire i brividi, i fratelli non si fermarono, nonostante il Kgb li individuò smontando la loro stazione, loro la ricostruirono più volte, continuando a spiare il cielo, documentando bip disperati, SOS in Morse e altre voci perdute, la stampa italiana impazzì "I pirati di Torino ascoltano i morti dello spazio!" I Russi negarono tutto, ovvio, come negavano i gulag e gli errori del Partito.
Ma i due fratelli di Torino finirono pure da Mike Bongiorno a La Fiera dei sogni, vinsero un viaggio alla NASA e diventarono leggenda, il regime sovietico avrebbe voluto farli sparire, ma non ci riuscirono.
Oggi qualcuno li chiama eroi, altri sognatori o complottisti, ma una cosa è certa, mentre i potenti giocavano con le vite come pedine, due radioamatori italiani armati solo di coraggio e ingegno alzarono il sipario su uno degli inganni più feroci della storia.
Questa è la storia delle voci dal buio, segreti che bruciano e una frase che ancora oggi rimbomba«Questo il mondo non lo saprà mai».
venerdì 5 giugno 2026
Recensioni a scoppio ritardato: OSAKA FLU - Lasciateci Divertire
Dopo sei anni di silenzio radio, gli Osaka Flu tornano e mollano una bomba a mano nel mezzo del cimitero di playlist algoritmiche dove la maggior parte della musica italiana di oggi va a crepare in silenzio, si chiama "Lasciateci Divertire" ed è, senza girarci troppo intorno, uno dei dischi più sinceri, incazzati e maledettamente belli usciti in questo paese negli ultimi anni.
Questo non è un album “carino”, non è fatto per piacere alle radio, non è fatto per finire nelle Spotify Wrapped delle persone che ascoltano solo roba “vibe”, è un disco che puzza di sudore, di asfalto bagnato di Arezzo, di rabbia lucida e di quel tipo di malinconia che ti prende quando capisci che il mondo è una merda ma tu continui lo stesso a urlarci contro.
Dal punk incazzato e velocissimo di Rumore al cantautorato sporco e visionario di Una Canzone Non Serve a niente, passando per l’inno generazionale Odio Gli Indifferenti (che dovrebbe essere suonato a ripetizione in tutte le scuole e i posti di lavoro d’Italia), gli Osaka Flu fanno quello che pochissimi hanno il coraggio di fare, mischiano le budella con il cervello senza mai suonare pretenziosi.
C’è rabbia, sì, ma c’è anche una bellezza oscura, quasi poetica, in questo caos controllato, c’è il gusto di chi sa esattamente dove far male e quando far sorridere, indie, punk, cantautorato incazzato, chiamatelo come vi pare, io lo chiamo rock italiano come dovrebbe essere.
E qui arriviamo al punto, la migliore band italiana del momento sta nel lato oscuro e meraviglioso della musica alternativa, non nei talent, non nelle major, non nelle playlist di “Scoperta Settimanale” sta in una cantina in Toscana a scrivere pezzi che bruciano e l’algoritmo di merda ce li ha nascosti per troppo tempo.
Vaffanculo, algoritmo!
Hai tenuto nascosti questi tre pazzi per anni mentre ci propinavi le solite quattro facce da TikTok con l’autotune e le batterie trap, hai fallito di nuovo.
Lasciateci Divertire è un disco necessario, di quelli che ti fanno venire voglia di alzare il volume fino a spaccare i vetri, di andare al concerto e spaccarti la schiena nel pogo, di sentire di nuovo che la musica può ancora essere una cosa viva, pericolosa e bellissima.
Osaka Flu non chiedono permesso, non fanno trend, fanno rumore
e noi, finalmente, possiamo divertirci....
L'Irlanda suona, mentre noi continuiamo a scrollare....
Ci sono momenti in cui sembra che un paese intero trovi una voce comune, non perché tutti suonino allo stesso modo, ma perché condividono ...
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Inverno tra il 1990 e il 1991, la nebbia è così fitta che inghiotte i lampioni, i modem ululano come bestie ferite nelle cantine di Porta ...
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La notte era umida come il sudore di un mosh pit a San Francisco, primavera del 2000. Nelle ombre digitali di un garage universitario, un ra...









