Poi arrivarono cinque ragazzi di New York con giacche di pelle, jeans stretti e un’attitudine noncurante, si chiamavano The Strokes, e il loro album di debutto Is This It cambiò tutto.
Il contesto è un vuoto da riempire,
alla fine degli anni ’90 il rock alternativo era stato cooptato e svuotato, da una parte c’erano i giganti del nu-metal, dall’altra proposte spesso anonime o eccessivamente raffinate, serviva qualcosa di nuovo, ma allo stesso tempo vecchio, grezzo, autentico, divertente e pericoloso.
gli Strokes arrivarono esattamente nel momento giusto.
Si formano nel 1998 a New York, Julian Casablancas (voce), Nick Valensi e Albert Hammond Jr. (chitarre), Nikolai Fraiture (basso) e Fabrizio Moretti (batteria) iniziarono a suonare nei piccoli club della città, il loro sound era un mix esplosivo di garage rock anni ’60, proto-punk dei Velvet Underground e influenze newyorchesi degli anni ’70-’80.
Dopo aver fatto parlare di sé con esibizioni live cariche di energia, firmarono con una major e si prepararono a registrare il disco che avrebbe segnato un’epoca.
La registrazione di “Is This It” tornare alle origini, la band aveva un’idea molto chiara, niente suoni puliti e iper-prodottti, volevano catturare l’energia grezza dei loro live, così tornarono da Gordon Raphael nel suo piccolo studio spartano, registrando quasi tutto in presa diretta.
Il risultato? Un album di appena 11 tracce, poco più di 36 minuti, con un suono lo-fi, chitarre nervose, batteria essenziale e la voce caratteristica di Julian Casablancas, calda e un po’ annoiata, brani come Last Nite, Hard to Explain, Someday e Barely Legal diventarono subito inni generazionali.
L’album uscì nel 2001 (prima in Australia, poi nel resto del mondo) e fu accolto come una ventata d’aria fresca, ipatto a “British Invasion” al contrario, se negli anni ’60 i Beatles e i Rolling Stones avevano conquistato l’America, fecero il percorso inverso, il loro successo in Inghilterra fu enorme e scatenò una vera e propria rinascita del rock britannico.
Band come Arctic Monkeys, Franz Ferdinand, The Libertines, Bloc Party, Kaiser Chiefs e molte altre presero chiaramente ispirazione dal sound e dall’attitudine dei Strokes, Alex Turner degli Arctic Monkeys arrivò addirittura a cantare: “I just wanted to be one of The Strokes”.
Non si trattò solo di un successo commerciale: i Strokes resero di nuovo “cool” suonare in una band di amici con chitarre elettriche, riportarono il rock nelle strade, nei club e nelle camere dei ragazzi.
Hanno davvero salvato il rock?
La domanda è legittima, alcuni dicono che sia solo mito retroattivo, altri che il loro ruolo sia stato fondamentale. La verità probabilmente sta nel mezzo, gli Strokes non hanno “inventato” niente di nuovo, ma hanno rimesso insieme i pezzi giusti al momento giusto, suono grezzo, canzoni eccellenti, look iconico e una grande chimica sul palco, hanno dimostrato che il rock poteva ancora essere vitale, cool e mainstream senza compromettere la propria integrità.
Is This It rimane ancora oggi uno degli album più influenti degli ultimi 25 anni. Ha aperto le porte a una generazione intera di musicisti indie e ha ridato speranza a chi pensava che il rock fosse finito.
Che siano stati i salvatori assoluti o meno, una cosa è certa hanno reso il 2001 menompesante, lasciato un segno indelebile nella storia della musica.

Nessun commento:
Posta un commento