La notte era umida come il sudore di un mosh pit a San Francisco, primavera del 2000. Nelle ombre digitali di un garage universitario, un ragazzino con gli occhi arrossati dal monitor aveva appena caricato qualcosa di proibito, una demo grezza, ancora sporca di sangue e birra, intitolata I Disappear, non era uscita. Doveva essere la bomba per Mission Impossible 2, il biglietto da visita dei Metallica verso il nuovo millennio. Invece girava già su venti stazioni radio come un virus scappato dal laboratorio.
Lars Ulrich, il danese con i capelli da vichingo incazzato lo scoprì per primo, sbatté il telefono contro il muro. «Hanno preso la nostra roba prima ancora che la finissimo di lucidare. Hanno preso tutto». James Hetfield, con la sigaretta che gli pendeva dalla bocca come un coltello tra i denti, annuì lento. «Allora gli spacchiamo il culo».
13 aprile 2000,i Metallica tirarono fuori gli avvocati più cattivi di Los Angeles e depositarono una causa da far tremare i server, "Metallica vs Napster" con accuse di violazione del copyright e ciliegina sulla torta, racketeering, come se Shawn Fanning e Sean Parker fossero Tony Montana con un modem al posto dell’M16.
Il colpo grosso arrivò quando chiesero (e ottennero) la lista, 335.000 nomi, 335.000 indirizzi Ip per lo più di studenti, metallari di provincia, ragazzini con la felpa di band metal che scaricavano Master of Puppets a 56k. Napster, con la coda tra le gambe, mandò a tutti loro una mail glaciale.
«I Metallica hanno chiesto la tua espulsione per violazione del copyright. Ciao ciao, e non tornare».
Il web esplose, forum in fiamme, chat room che vomitavano insulti, Lars divenne il mostro, il capitalista con la doppia cassa che voleva rubare la musica ai poveri. Comparve al Senato USA, giacca scura, occhiali da sole anche al chiuso, a fare la morale ai senatori mentre fuori i ragazzini bruciavano cover di Fuel su CD-R. Sembrava Pulp Fiction, il boss incazzato che entra nel diner e dice «portatemi il gestore o vi faccio vedere com’è un blast beat sulla tua testa»
Vincevano. Continuavano a vincere. Marzo 2001, la giudice Marilyn Hall Patel cala il martello. Ingiunzione preliminare. Napster deve filtrare, bloccare, castrarsi in 72 ore o spegnersi,il servizio inizia a morire come un pesce spiaggiato e nel luglio 2001 il settlement, Napster si arrende, blocca i brani di chi non vuole, paga (poco, ma paga), poi fallisce in Chapter 7 perché anche il tentativo di salvataggio con i soldi di Bertelsmann va a puttane per conflitto d’interessi.
I Metallica vinsero la battaglia, Napster venne steso, sanguinante, nel vicolo dietro il bar del peer-to-peer, ma la guerra? La guerra la persero in modo spettacolare.
Perché mentre Lars brindava con champagne danese, il seme era già piantato. LimeWire, Kazaa, BitTorrent, The Pirate Bay, fino alla rivoluzione di YouTube e Spotify… l’idra aveva mille teste. La gente aveva assaggiato la musica gratis, istantanea e infinita, non si tornava più indietro. Il CD da 20 dollari era diventato un reperto da museo.
Quindi sì, Lars e i ragazzi fecero fuori il cattivo del primo atto, ma il vero cattivo (siamo sicuri che è il cattivo?), il futuro era già scappato dalla porta sul retro ridendo, con Enter Sandman in MP3 nella tasca, e mentre il jukebox del 2000 gracchiava l’ultima nota distorta, tutti capimmo che quella per i Metallica, per il mondo dell industria discografica era si una battaglia vinta, ma una guerra persa...

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