martedì 5 maggio 2026

Sid & Nancy




New York, ottobre 1978, il Chelsea Hotel era un mix di piscio, hashish bruciato e sogni morti da tempo.

Sid Vicious, il bassista dei Sex Pistols che non sapeva suonare il basso, giaceva sul letto sfatto della stanza 100 con gli occhi rovesciati, la faccia da cherubino sfregiato dal punk era pallida come un cadavere fresco. Accanto a lui, Nancy Spungen, Nauseating Nancy, la groupie americana che tutti odiavano, si grattava le braccia piene di buchi come se volesse strapparsi la pelle.

Erano la coppia più bella e più tossica del rock, lui, un teppista londinese con la catena al collo e il cervello fritto dal Tuinal, lei, un tizia irrequieta di Philadelphia scappata di casa, bocca larga, lingua velenosa e un talento naturale per procurare roba buona. Si erano trovati a Londra nel '77 come due topi di fogna che si riconoscono al buio, Johnny Rotten l'aveva rifiutata, Sid no, da quel momento erano diventati Siamesi, un cuore solo, due siringhe.

«Ti amo, baby,» biascicava Nancy mentre gli leccava il collo sudato. «Sei l'unico che non mi ha mai mandato affanculo.»

Sid rideva con quel ghigno storto, i denti gialli di nicotina e sangue secco. «Sei la mia puttana, Nance, la mia regina del cazzo.»

Litigavano come belve, si picchiavano, si tagliavano, si scopavano tra le lacrime e le urla, poi si bucavano insieme, stretti stretti, finché il mondo fuori dalla stanza diventava solo un rumore lontano di sirene e risate false.

La sera dell'11 ottobre la stanza 100 era un bordello di degenerati, bottiglie vuote di Jack Daniel's, aghi sporchi sul pavimento, banconote da venti dollari macchiate di vomito, Nancy aveva bisogno di Dilaudid, urlava contro quel coglione di Rockets Redglare, il pusher-guardaspalle, perché non glieli portava abbastanza in fretta.

Sid aveva ingoiato una manciata di Tuinal, trenta pasticche, forse di più, il mondo gli girava intorno come un jukebox rotto che suona "My Way" al contrario.

A un certo punto la notte diventò nera pece, alle sette e mezza del mattino qualcuno sentì dei gemiti provenire dalla stanza, gemiti bassi, da animale ferito, nessuno ci fece caso, al Chelsea eri fortunato se sentivi solo gemiti,

quando Sid si svegliò, la luce filtrava sporca dalle tende strappate, aveva il petto e le mani incrostate di sangue scuro, Nancy non era nel letto, la trovò in bagno, sdraiata sul pavimento lurido, in reggiseno e mutandine nere, sotto il lavandino, un solo buco nello stomaco, netto, profondo. Il sangue aveva fatto un lago fino al water, il coltello, quel bel coltello da caccia Jaguar K-11 che lei stessa gli aveva regalato poche settimane prima era lì accanto, con il manico sporco delle sue impronte.

Sid rimase a guardarla per un tempo che gli sembrò eterno, poi uscì barcollando nel corridoio, gli occhi da pazzo, e mormorò alla prima persona che incontrò: «Ho ucciso la mia ragazza... non posso vivere senza di lei.»

Più tardi disse che non ricordava niente, che forse era caduta sul coltello mentre giocavano, che forse era stato lui oforse era stato qualcun altro, forse era solo l'eroina a parlare.

La polizia lo arrestò, i tabloid impazzirono "SID VICIOUS UCCIDE NANCY" la coppia più punk della storia era diventata la più tragica.

Lui uscì su cauzione, tentò di tagliarsi le vene, disse che voleva raggiungerla, poi, il 2 febbraio 1979, dopo una festa, si fece l'ultima pera. Roba buona, pura al 100%. Quella che Nancy avrebbe approvato, morì con il suo nome sulle labbra, o almeno così raccontarono.

Nel bagno della stanza 100, per sempre, rimase solo l'odore di ferro e di amore marcio di due ragazzini che volevano bruciare il mondo e invece bruciarono se stessi, più veloci di chiunque altro...No future.... No future


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