Londra, fine anni ’70, il punk è morto, strafatto di vomito e spille da balia, e Margaret Thatcher sta già preparando il coltello per sgozzare la classe operaia, in mezzo a questo schifo grigio e piovoso, in un seminterrato di Great Queen Street a Covent Garden, nasce uno dei posti più bastardi, belli e maledetti della storia della notte, il Blitz Club.
Era il 1979 quando Steve Strange e Rusty Egan decidono di prendersi un wine bar mezzo morto e trasformarlo nel loro personale regno di decadenza glamour, solo martedì sera, solo una sera a settimana, perché chi cazzo vuole aprire tutte le sere quando può creare una setta?
Steve Strange stava alla porta come un Cerbero truccato con eyeliner e rossetto, vestito come un pirata del XVIII secolo incrociato con un extraterrestre, guardava la gente con quegli occhi da pazzo e decideva chi era degno di entrare,niente giacca di pelle da punk? Fuori, jeans normali? fuori, facce da impiegato? Vai a morire altrove, darling.
Dentro, invece, entravi in un altro mondo, un bordello di Weimar che aveva preso l’LSD e aveva deciso di ballare sul cadavere del punk. Ragazzi e ragazze (e tutto quello che c’era in mezzo) vestiti come aristocratici decaduti, con pizzi, spadoni finti, cappelli piumati, trucco colato e sguardi da chi ha già visto l’apocalisse e la trova noiosa.
Dentro al Blitz c’erano loro, i Blitz Kids, una ciurma di bastardi creativi che avrebbe cambiato per sempre la musica e la moda,
Boy George stava al guardaroba, rubando soldi e occhieggiando tizi con cui copulare da lì a poco e da lì avrebbe trasformato Culture Club in un fenomeno mondiale mentre si faceva come se non ci fosse un domani, gli Spandau Ballet suonavano lì i loro primi pezzi, ancora con i capelli cotonati e le camicie da pirata, in poco tempo da quel mondo proibito a Top of the Pops, Marilyn, Princess Julia, Stephen Jones (che poi avrebbe fatto cappelli per la regina e Madonna), tutti lì a pisciare champagne e inventare il futuro.
La musica? Rusty Egan sparava Bowie, Roxy Music, Kraftwerk, disco europea e tutto quello che aveva le palle per essere nuovo. Niente tre accordi, li si ballava con sintetizzatori freddi come il ghiaccio mentre fuori l’Inghilterra bruciava.
Non fatevi fregare dal nome “New Romantic” non era romanticismo da cioccolatini era sesso esplicito, gender bending prima che esistesse la parola, e droga a fiumi, quella merda bianca che ti faceva sembrare un dio per due ore e uno zombie per il resto della vita.
Il Blitz era un posto dove un ragazzo poteva mettersi il rossetto, scoparsi un altro ragazzo, una ragazza, o tutti e due, senza che nessuno battesse ciglio, era queer prima che diventasse una bandiera arcobaleno da multinazionale, era libertà vera, sporca, sudata, pericolosa.
Si scopava nei bagni, si vomitava nei lavandini, si sniffava sui tavoli, si ballava come se il mondo stesse finendo (perché in fondo stava finendo davvero).
Il Blitz è durato pochissimo, dal 1979 al 1981 circa, poi, come tutte le cose belle e troppo intense, si è bruciato, la fama ha attirato i turisti del cazzo, gli idioti, i giornalisti, la droga ha iniziato a uccidere, Steve Strange ha cominciato a perdere il controllo e il sogno si è sbriciolato.
Ma cazzo se ha lasciato il segno, dal Blitz sono usciti Visage, Spandau Ballet, Boy George, Duran Duran (che ci andavano a spiare), designer, fotografi, stilisti. Hanno inventato gli anni ’80 prima ancora che arrivassero, hanno preso il grigiore post-punk e gli hanno dato una coltellata in pancia, facendone uscire paillettes e sangue.
Il Blitz Club non era un nightclub, era una setta, una chiesa eretica, un’orgia di vanità, talento, follia e giovinezza assoluta.
Se oggi ti vesti in modo strano, se ti trucchi, se osi essere eccessivo, se credi che lo stile possa essere un’arma… devi ringraziare quei geni strafatti che ballavano al Blitz mentre l’Inghilterra cadeva a pezzi.
E se mai dovessi trovare un modo per tornare indietro nel tempo, io so esattamente dove voglio andare, Martedì sera, Great Queen Street 1979,fuori piove merda thatcheriana,dentro… beh, dentro c’è il futuro che si fa una pista e balla come un dio.

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