Ci hanno venduto la velocità come una religione, produci, pubblica, spingi,sfrutta, ottimizza e guadagna.
Numeri, target, strategia, algoritmi, ogni parola deve colpire qualcosa, ogni immagine deve convertire, ogni gesto deve servire a diventare qualcuno.
Dimenticando il gusto sporco e meraviglioso di fare le cose senza chiedere permesso.perdendo il diritto di perder tempo, di rallentare fino a sentire il rumore dei pensieri, di creare senza il fiato addosso delle statistiche, senza l' obbligo dei risultati immediati, senza quell’ansia da prestazione travestita da ambizione, perché non tutto deve arrivare da qualche parte.
Non tutto deve piacere, non tutto deve essere utile, c'è una forma di libertà quasi violenta nel fare qualcosa solo perché ti brucia dentro, scrivere una frase inutile,scattare una foto storta, restare in silenzio mentre il mondo urla “muoviti”.
Non c è sensazione migliore di sputre fuori ciò che hai addosso senza lucidarlo per renderlo digeribile, snza trasformarlo nell’ennesimo prodotto confezionato per raccogliere approvazione rapida da gente che scorre tutto e sente niente.
Oggi ti insegnano a stare dentro i bordi “Fai così.” “Comunica cosà.” “Questo funziona.” “Questo vende.”
Come se la creatività fosse una catena di montaggio con le luci al neon e il cronometro appeso al collo, ma di diventare una macchina educata, beh non si ha tanto voglia, meglio il caos lento, le idee che maturano male, le pause lunghe e gli errori o gli orrori grammaticali.
Le cose fatte per il piacere di far PP PPlo, non per strategia, chi continua a dire che senza seguire certe regole “non arrivi da nessuna parte”, beh stikazzi.
Perché forse il punto è proprio quello non voler arrivare dove stanno andando tutti, ma di fare le cose semplicemente per il piacere di farle, perdita di tempo? la risposta è già nota.....

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