A Roma lo chiamavano in tanti modi, il Becchino, l’Ombra, il Notaio,
perché sembrava firmare condanne.
Nessuno sapeva da dove venisse davvero, ex militare, dicevano, ex poliziotto, ex detenuto, uno sosteneva perfino d’averlo visto anni prima in una sezione di partito a distribuire volantini con gli occhi pieni di speranza, era quello il punto, la speranza, era marcita prima di lui.
Aveva passato metà della vita a credere a parole enormi, progresso, giustizia sociale, legalità, trasparenza, poi aveva scoperto cosa c’era dietro le porte chiuse dei palazzi romani. Minorenni portati alle feste private come fossero bottiglie pregiate. Appalti truccati, fondazioni usate per lavare soldi, deputati di destra che ridevano a cena con quelli di sinistra mentre in TV fingevano di odiarsi.
Quelli che lo disgustavano di più erano proprio quelli che parlavano e dichiaravano di credere nei suoi ideali di Sinistra, visti come fari, quelli che indicavano, progresso del rispetto per la diversità, dei deboli e poi vai a scoprire che erano la stessa merda di quei fascisti di merda...
Ogni omicidio era uguale,
rapido, controllato, umiliante,
li costringeva al silenzio prima ancora di colpirli, per lui era quella la vera giustizia togliere finalmente la voce a gente che aveva costruito il potere parlando e predicando ciò in cui serviva per farsi i porci comodi.
Roma impazziva, scorte raddoppiate,
palazzi blindati, deputati nascosti negli hotel, giornalisti che siaccampavano ventiquattr’ore su ventiquattro davanti a Montecitorio scommettendo quasi in maniera macabra sul prossimo cadavere.
Il Notaio continuava sempre invisibile,
sempre un passo avanti,l’ultimo della lista era un deputato del PD, uno di quelli amati dai salotti televisivi, voce calma, barba curata, conferenze sui diritti civili, foto coi bambini negli ospedali.
Poi c’erano le chat sparite, le testimonianze comprate, i dossier sepolti.
Lo trovò in una villa ai Parioli durante un temporale nero che faceva tremare i vetri, aveva calcolato tutti i tempi nei minimi dettagli, approfittando di mezz ora di buco della scorta....
Il deputato aprì la porta e impallidì subito.
«Tu.»
«Già coglionw»
«La scorta arriva tra cinque minuti»
«E Cristo scende domani....»
L’uomo cercò di chiudere la porta ma il Notaio lo travolse dentro casa, nessuna eleganza, solo rabbia fredda,
il deputato finì contro il muro, ansimando...
«Ascolta… possiamo sistemare questa cosa» ma il notaio che era quasi pronto arrotondando la pezza per trasportarlo all inferno rispose con fermezza «È quello che fate sempre voi.» poi si guardò attorno, libri costosi, premi, fotografie da campagna elettorale, il politico provò ancora a mantenere il tono da uomo importante, «Tu non sai niente.»
a quel punto il Notaio rise davvero, una risata bassa, svuotata.
«Ho visto abbastanza da vomitare pure l’anima.», silenzio, pioggia e
Jazz lontano da uno stereo acceso in cucina.
«Tu sei morto,» disse il deputato, stavolta con odio vero. «non sei un uomo, sei un cane rabbioso.», ilNotaio si avvicinò lentamente, «No» gi occhi gli brillavano di qualcosa di peggio della rabbia.
«I cani hanno fedeltà voi no»
Il deputato cedette allora per la prima volta sparì il personaggio televisivo, restò solo un uomo terrorizzato.
«Non farlo Perché?!?!»
«Perché finirai all’inferno.» il notaio annuì piano..«Ti ci porto io»
Dopo, nel quartiere, alcuni dissero di aver sentito un urlo soffocato coperto dal tuono.
Le sirene arrivarono tardi, tagliando il silenzio dei Parioli mentre nei palazzi attorno si accendevano finestre una dopo l’altra, gente insonne, gente curiosa, gente terrorizzata.
Dentro la villa sembrava fosse passato un incendio invisibile, marmo sporco di sangue bicchieri infranti fotografie strappate, i sorrisi perfetti della campagna elettorale ridotti a brandelli sul pavimento, il deputato era lì, accasciato sotto il gigantesco ritratto di famiglia che usava per le interviste ai giornali, la faccia bloccata in un’espressione che nessuna telecamera gli aveva mai visto addosso, paura vera, niente dignità, niente retorica, niente applausi,solo paura.
La scientifica trovò una frase scritta sul muro nero del salone, vergata con mano calma:
“Predicavate il paradiso mentre costruivate l’inferno.”
Per ore le televisioni impazzirono, parlavano di terrorismo, di vendetta politica,dii follia, ma nei bar, nelle periferie, nei taxi che attraversavano Roma all’alba, la gente parlava a bassa voce di un’altra cosa.
Che forse qualcuno, finalmente, aveva smesso di avere paura dei mostri,
eppure il Notaio, quella notte, non si sentiva vittorioso,camminava lungo il Tevere col cappotto ancora sporco di pioggia e sangue, mentre il cielo diventava grigio sopra Castel Sant’Angelo,sembrava un fantasma,
perché aveva capito troppo tardi una verità semplice, ogni uomo che aveva ucciso gli aveva lasciato addosso qualcosa, un pezzo di marcio un pezzo di odio, un pezzo di inferno.
Roma non era stata ripulita, si fermò sul ponte, guardò l’acqua nera scorrere lenta sotto di lui, in lontananza le campane cominciavano a suonare l’alba.
Per un istante sembrò quasi stanco,
poi tirò fuori dalla tasca l’ultima fotografia della lista, la osservò,
un uomo sorridente, un altro volto televisivo, un altro santo di cartone,
sul retro c’era scritto un nome,
il notaio sorrise appena, Roma, dall’altra parte del fiume, continuava a dormire senza sapere che l’incubo non era finito.

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