C'è una Germania che che ci propinano, quella dei palazzi di Berlino, delle fabbriche, delle automobili, dei dibattiti sull'Europa, dei risultati elettorali e delle percentuali dell'AfD.
E poi ce n'è un'altra,
una Germania che il sabato sera si mette in fila davanti a un concerto, beve
una birra, si infila sotto un palco e canta a squarciagola canzoni che parlano
di ragazze, di amici, di provincia, di amore, di rabbia e di quella strana sensazione
di non sapere bene dove stia andando la propria vita.
È la Germania dei
Kraftklub, forse per capire qualcosa di questo Paese bisognerebbe partire
proprio da lì, da Chemnitz, non da Berlino, non da Amburgo, non dalla Germania
patinata che abbiamo imparato a riconoscere.
Chemnitz, città della
Sassonia che per anni ha avuto addosso il peso della storia, della Germania
Est, della trasformazione industriale, della disoccupazione, della rabbia e
delle contraddizioni che hanno attraversato l'ex DDR, da qui che arrivano i
Kraftklub, la cosa interessante è che, ascoltandoli, non sembra di entrare in
un documentario sulla Germania.
Sembra di entrare in una
festa, una festa rumorosa, sudata, piena di ragazzi, poi, se ascolti meglio, ti
accorgi che sotto le chitarre e i cori c'è tutto, l'amore, quello complicato,
quello che finisce male, quello che ti fa sembrare idiota davanti a una persona
che ti piace.
Ci sono gli amici, la
notte, le sigarette. le sbronze. la provincia, la voglia di scappare e
contemporaneamente quella di restare, c'è anche la politica, ma non quella
raccontata con il tono professorale di un editoriale televisivo, la politica che entra nella vita quotidiana, quella
che trovi quando esci di casa, quando senti parlare qualcuno, quando scopri che
nel tuo quartiere qualcuno ha paura dell'altro, quando una parola diventa
improvvisamente un confine e allora succede una cosa curiosa.....
In un Paese nel quale
l'AfD è diventata una presenza politica enorme, *decine di migliaia di ragazzi
si ritrovano a cantare insieme una musica che racconta un'altra idea di
Germania, non necessariamente migliore perché lo dice una canzone, ma diversa,
più aperta, multiculturale, più ironica, più incasinata, una Germania che non
ha bisogno di spiegarti continuamente quanto sia moderna perché, semplicemente,
lo è.
Guardando quei ragazzi
sotto il palco viene quasi da pensare che forse l'Europa non sia soltanto
quella dei parlamenti, delle elezioni e dei sondaggi, forse l'Europa è anche
questa, un ragazzo di Chemnitz che canta insieme a una ragazza di Berlino, uno
di Lipsia che arriva al concerto con un amico,qualcuno che parla tedesco con un
accento che non capisci.
Qualcuno che magari non
ha mai letto un trattato europeo ma sa perfettamente che il ragazzo accanto a
lui, con una storia diversa dalla sua, può essere suo amico e mentre loro
cantano, per qualche ora, *la Germania smette di essere una percentuale*.
Non è più il 20, il 25
o il 30 per cento di qualcosa, non è un grafico, non è un titolo di giornale è
una massa di ragazzi che salta e forse è proprio questo il volto della Germania
che ci piace....
Fanculo l'AFD....

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