Non perché le scelte del Comitato Nobel debbano essere sottratte alle critiche, al contrario, ogni istituzione che conta deve poter essere discussa, analizzata e persino contestata, il problema nasce quando la critica si trasforma in delegittimazione sistematica, quando l'obiettivo non è più il confronto ma la demolizione.
Negli ultimi anni abbiamo assistito all'ascesa di una politica fondata sullo scontro permanente, sul nemico da costruire ogni giorno, sulla convinzione che ogni organismo internazionale, ogni alleanza storica, ogni spazio di dialogo debba essere dipinto come un ostacolo da abbattere.
In questo clima, anche il Premio Nobel per la Pace finisce nel mirino, non per le sue decisioni specifiche, ma per ciò che rappresenta, l'idea che il dialogo possa ancora contare, che la diplomazia abbia un valore, che la cooperazione tra i popoli non sia una debolezza ma una forza.
Donald Trump incarna spesso questa visione antagonista della politica, una visione che tende a dividere il mondo in vincitori e perdenti, in alleati utili e nemici da colpire, riducendo la complessità delle relazioni internazionali a una logica da confronto permanente.
Noi europei dovremmo essere i primi a comprenderne il rischio.
L'Europa non è perfetta, le sue istituzioni commettono errori, si muovono lentamente e spesso sembrano lontane dai cittadini, eppure la storia del continente dimostra una cosa semplice, quando prevalgono il nazionalismo esasperato, la sfiducia reciproca e la politica della forza, il prezzo lo pagano tutti.
Per questo fa riflettere vedere attaccate con leggerezza alcune delle poche istituzioni simboliche che ancora richiamano i valori della pace, della mediazione e della cooperazione internazionale.
Il Nobel non è sacro, non è infallibile, ma rappresenta qualcosa che oggi appare sempre più raro, il tentativo di premiare chi costruisce ponti invece di scavare trincee.
E forse è proprio questo che infastidisce i professionisti dello scontro.
In un'epoca in cui urlare garantisce più visibilità che ragionare, difendere il valore delle istituzioni internazionali non significa essere ingenui, significa ricordare che la pace non nasce dalla prepotenza, ma dalla capacità di riconoscere che nessuno, nemmeno la più grande potenza del mondo, può imporre da solo il proprio ordine al resto del pianeta.
I bulli fanno sempre molto rumore...
La storia, però, raramente assegna loro l'ultima parola...

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