lunedì 26 ottobre 2026

Brasile e Serbia le crepe nel muro....


 C'è un rumore che attraversa il mondo, non arriva dai palazzi del potere, ma dalle strade, dalle piazze, dalle persone che continuano a resistere quando tutto sembra spingere nella direzione opposta.

In Brasile, tra passioni politiche, tensioni sociali e battaglie per la democrazia, una parte della società continua a difendere l'idea che il futuro non debba essere consegnato alla paura, all'autoritarismo e alla semplificazione permanente della realtà, si Bolsonaro Jr non riconosce il voto, ma è la brutta copia del Gennaio Americano del 2021...

In Serbia, questa resistenza assume spesso contorni ancora più epici, studenti, lavoratori, cittadini comuni hanno mostrato che la resilienza non è una parola da conferenza, ma un gesto quotidiano, ogni manifestazione, ogni voce che rifiuta il silenzio, ogni richiesta di giustizia diventa una crepa nel cemento dell'indifferenza.

Viviamo in un'epoca in cui sembra prevalere l'idea di un mondo sempre più destrorso, chiuso, diffidente verso l'altro, alimentato da slogan semplici per problemi complessi, eppure, proprio nei luoghi dove la pressione è più forte, emergono anticorpi democratici inattesi.

Il Brasile e la Serbia raccontano la stessa storia, quella di donne e uomini che non accettano di essere soltanto spettatori, persone che scelgono di restare in piedi mentre il vento soffia contro.

Forse la vera rivoluzione non è gridare più forte, forse è continuare a esistere, a lottare e a sperare quando tutto invita alla rassegnazione.

Perché ogni epoca ha i suoi imperi, le sue paure e i suoi conformismi, ma ha sempre chi resiste, e nelle notti più lunghe, sono loro ad accendere i fuochi che indicano la strada.

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