Febbraio 1970, aeroporto di New York, tarda mattinata, sulla pista numero 3 atterra un volo proveniente da Rio De Janero: un uomo dal volto scuro e dalla folta chioma nera scende per ultimo e in maniera sostenuta le scalette dell’aereo e raggiunge quattro uomini in abito scuro che lo aspettano a bordo pista. Il nome sul passaporto non dice nulla, Orlando Serpentieri, ma quella è un’identità fittizia, ad attenderlo Edward Fendwich, sì proprio lui, l’uomo di fiducia di Nixon……
«Signor Buscetta bentornato, spero mi porti buone notizie».
È proprio lui, il boss dei due mondi, che non lo degna di uno sguardo e pronuncia solo due parole: «Liberi tutti».
“Don Tommaso, questo non dipende da me, dipende dalla riuscita dell’operazione, quello che stiamo cercando di fare è contro natura, l’acqua e il fuoco non possono convivere, uno elimina l’altro».
Buscetta gli si avvicina con fare minaccioso: «Ma voi lo sapete cosa dovete fare” e se ne va in maniera stizzita.
«La notte tra il 7 e l’8 Dicembre» gli urla Fendwich.
Buscetta si ferma e mentre si allontana dice: «Noi ci siamo, ora tocca a voi fare la vostra parte».
La voce va via nel vento, come un presagio.
Licio Gelli, sapeva che per riuscire a portare a termine l’operazione, aveva bisogno delle componenti anche più difficili del paese, e senza la criminalità organizzata seduta al tavolo del potere, non si poteva arrivare fino in fondo.
Mettere allo stesso tavolo fazioni contrapposte tra di loro era difficile, ma solo un uomo era in grado di andare contro la natura delle cose.
Buscetta era il contatto del gran maestro per coinvolgere Cosa Nostra. Quest’ultima la sera della famigerata ora X doveva occuparsi di prendere il controllo della Sicilia, e gli uomini di Cosa Nostra tra l’altro avrebbero dovuto occuparsi dell’uccisione del Capo Dello Stato, il vecchio Saragat.
Buscetta venne contattato tramite il capo dei servizi segreti Vito Miceli, che intercede non per lo Stato italiano, ma a nome della P2.
L’incontro tra i boss della criminalità organizzata avviene nella sua villa di Rio De Janeiro, è il più grande summit di mafia tenutosi fino ad allora, da lì deve uscire una risposta univoca.
Non vi erano dubbi sulle loro richieste: «Piena amnistia e liberazione di tutti i boss rinchiusi in carcere, controllo e gestione del territorio». Fu detto quasi in coro e non era di certo un coro di preghiera e di sorrisi.
L’assenso quindi fu totale e il gran maestro sapeva perfettamente che una volta lasciato loro il controllo si sarebbero sbranati come pitbull inferociti, e questo rappresentava l’ultimo dei problemi.
Fendwich, rientrato in Italia, fa rapporto a Villa Wanda, era tutto previsto, ogni tessera stava andando al suo posto, era solo questione di tempo.
«Mi permetta di chiederle, in modo schietto, ma crede che la cosa andrà a buon fine?»
Con lo sguardo sornione e sicuro di sè Gelli gli risponde: «Vede, qualsiasi cosa succeda, vinco sempre io».
Gelli, poi, si lascia guidare dal suo autista, al quale aveva chiesto un aiuto particolare. Lo aveva lasciato in una chiesetta di campagna, accese con qualche candela alla meglio si era posizionato al meglio: «Forse sono indegno di paragonarmi a te, ma se è vero che leggi nel cuore degli uomini sai benissimo che sono un grandissimo peccatore…»

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