Si chiama Bruce Leslie McLaren, nel 1970, a 32 anni, muore esattamente al volante, spingendo un mostro arancione fino a spaccarlo in due, mentre il mondo gli esplode attorno.
Niente discorsi da eroe da manuale, solo gomma bruciata, bulloni traditori e fame.
Arriva in Europa con quattro soldi in tasca e un accento da kiwi che fa ridere gli inglesi, nel 1959, a Sebring, sotto una pioggia che sembra piscio di dio, a 22 anni si prende il Gran Premio degli Stati Uniti, il più giovane vincitore di sempre in Formula 1 fino a quel momento, niente male per un ragazzo che doveva stare immobile su una barella a vita. I vecchi lupi del paddock si guardano e capiscono, questo qui non è venuto a partecipare è venuto a sbranare.
Corre con la Cooper, vince, arriva secondo nel Mondiale, poi fa quello che solo i veri figli di puttana fanno, molla tutto e fonda la sua squadra, dal niente, un capannone unto, quattro meccanici mezzi pazzi e un sogno che puzza di benzina e sudore notturno.
Mentre in F1 si fa il culo, in America costruisce le macchine più cattive che la Can-Am abbia mai visto, macchine arancioni, papaya orange, colore del sangue misto a olio, le sue McLaren dominano, ventitré vittorie di fila. La gente parla del “Bruce and Denny Show”, ma è Bruce che scrive le regole con le mani sporche di grasso fino ai gomiti.
Nel ’66 a Le Mans prende una Ford GT40 e la porta alla vittoria dopo 24 ore di inferno puro, guida, progetta, urla, aggiusta, di giorno e di notte, non dorme,non si ferma.
Poi arriva il 2 giugno 1970, Goodwood, sta provando la nuova M8D, la bestia che ha disegnato lui stesso,un bullone messo male segna la storia, la carrozzeria posteriore si stacca, l’auto si trasforma in un proiettile.
Bruce muore sul colpo, fine della corsa.
Ma non è una fine, è solo il momento in cui il fuoco diventa leggenda.
Ogni volta che una McLaren arancione esce di curva ringhiando, non senti solo un motore, senti lui, il ragazzo zoppo dell altra parte del mondo che ha trasformato il dolore in velocità pura. L’anti-eroe che non chiedeva permesso a nessuno, sorpassava è basta.
Non un santo, non un eroe da libro di scuola,un bastardo velocissimo con il cuore pieno di benzina.
E l’asfalto ancora lo piange.

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