venerdì 17 aprile 2026

Distopia70 Episodio 5 (Di P.Lirangi -M.Maneggio -A.Moretti)

 

Appena ritornato da Madrid, Adriano Monti fa rapporto al Randelli, il quale per nulla stupito sapeva che gli americani, così facendo avrebbero assunto il comando delle operazioni. Tutto previsto.

Quell’incontro non era nient’altro che l‘inizio di una trattativa, una lunga trattativa.

Licio Gelli sapeva che era impossibile non trattare ovviando alle condizioni degli americani, ma apprendeva che, nonostante tutto, c’era sempre un modo tenere la situazione sotto controllo.

Contatta un manager americano, Edward Fendwich, il rappresentante in Italia della Selenia, ma in realtà è uno degli uomini di fiducia del presidente americano Richard Nixon, nonché uno degli alti in grado della Cia in Italia….

Fendwich è soprattutto un iscritto alla loggia P2 tessera numero 196354, ed è amico fraterno di Remo Orlandini, braccio destro del comandante Borghese.

Per Gelli la riuscita del golpe passa anche dal Principe Nero e dai suoi uomini.

Convoca così Fendwich a Villa Wanda, è una mattina come tutte le altre, uggiosa come può esserlo una mattina in mezzo alla radura, quando la foschia ti farebbe passare direttamente al giorno successivo. Ma non oggi, evidentemente.

L’attesa in quella villa era uguale per tutti, anche per chi rappresentava l’uomo più potente del mondo.

«Edward eccoci al dunque», esordì Galli.

«Gran Maestro, sappia che non sono qui per un cordiale, e che le concessioni del caso sono inesistenti». Fendwich cercò di mettere subito le cose in chiaro, piazzando una bandiera stelle e strisce sull’intera operazione. Aveva uno strano accento, tipico italo-americano, ma quasi venato di una punta di Irpinia.

«Comprendo la vostra posizione e quella di chi le sta al di sopra». Era una frase, era un codice in realtà. Il gran maestro accende una pipa con la tranquillità e la certezza di chi sa di avere un jolly ed è in attesa di far saltare il banco.

«Vede abbiamo agito con un solo intento».

«Riconsiderare le vostre priorità sull’Italia»

«L’Italia è sempre stata una nostra priorità». Non era stizzito, ma nel ribattere Fendwich aveva precisato non senza puntiglio.

«Se la situazione Italiana fosse stata di vostro assoluto interesse, non avreste permesso l’ascesa del PCI o avete dimenticato che siamo al confine con la cortina di ferro?».

Ecco il banco è saltato, ora è il gran maestro che si siede alla pari degli americani.

«Borghese e i suoi uomini sono perno dell’operazione, se le cose dovessero andare storte, avremmo un capo espiatorio e una via di fuga».

Consegna poi un dossier nel quale vi è una bozza di accordi e concessioni una volta ultimato il passaggio del potere.

Fendwich lo legge, e Gelli lo fissa quasi come se fosse un leone in gabbia. Come il leone con il domatore, può sbranarlo in due salti ma anche essere succube di una frusta.

Alla fine, prima di lasciare Villa Wanda, guarda prima la mobilia e poi un quadro, forse quello con meno valore economico ma più affettivo. Era astratto, era una guerra astratta: «Gran maestro faccia ripartire immediatamente il suo uomo per Madrid, tra 24 ore avrà un contatto». Poi legge la dicitura del quadro: “Nous sommes bien hereux”.

Adriano Monti la sera stessa riparte alla volta della capitale Iberica, valigione incluso. Il giorno dopo, alla stessa ora e stesso luogo del primo contatto, Monti è in attesa dell’arrivo di Otto Skorzeny….

Un attesa che evoca tanti ricordi passati, di una gioventù dedicata agli ideali fascisti e alla speranza di una nuova marcia su Roma.

Skorzeny arriva, si siede, si accende un sigaro, riconsegna il dossier al Monti, lo guarda di bieco e pronuncia una sola parola: «Sì».

Monti prende nelle mani la bozza corretta dagli americani «Tutto? È tutto?».

Skorzeny senza neanche guardarlo:«Sì, è tutto».

Monti si alza, si avvia verso l’uscita, ma viene fermato da una frase detta tra i denti sporgenti: «Si è tutto ma a condizione che…».

Monti si risiede, lo fissa insistentemente. I secondi in quel momento sono eterni. Skorzeny ottenuta la sua attenzione elenca i punti cardini dell’operazione

«Appoggiamo l’intera operazione a condizione che vada a buon fine».

Silenzio intorno, il peso delle parole assume una rotondità nell’aria

«Avrete un solo tentativo, la data ve la comunicheremo nei prossimi giorni».

Strategia e luoghi comuni, c’è un intreccio, una specie di senso, ma anche la paura di non farcela. L’unica cosa non detta.

«L’esercito Americano, vigilerà sul vostro operato, se qualcosa non andrà per il verso giusto interverremo opponendoci e denunciandovi».

«A Largo di Malta quella sera ci saranno due nostre porta aeree se da lì partiranno mezzi e uomini, ritenetevi tutti ricercati».

«Il comandante Borghese sarà a capo dell’operazione, ma le decisioni spettano al gran Maestro che sarà in contatto diretto con Washington».

«I nemici dovranno essere eliminati in silenzio, dovrete per tanto creare un nuovo corpo di forze dell’ordine che dovrà agire nell’anonimato».

«La transizione dovrà avere, un politico, un uomo di fiducia che dovrà essere il garante dell’avvento della giunta militare che si insedierà».

«E credo che il gran maestro non opporrebbe resistenze».

«Quell’uomo che assumerà il ruolo di Presidente della Repubblica per gestire questo passaggio non può che essere lui».

Skorzeny prende fiato, fa un tiro… e poi dice il nome: «GIULIO ANDREOTTI»


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