In un’epoca in cui l’Iran brucia, bombe, blackout internet, madri che non sentono i figli da giorni, repressioni che non finiscono mai, c’è un ragazzo di 27 anni (ora forse 28) che da Mashhad è arrivato a Torino per studiare Ingegneria Ambientale al Politecnico, si chiama Navid Tarazi.
Nel suo Paese non poteva nemmeno sognare di avere un cane, lì gli animali da compagnia sono vietati in pubblico, considerati impuri da certe interpretazioni religiose, e portarli a spasso è rischioso o impossibile, arrivato in Italia nel 2022, Navid ha scoperto una cosa semplice e rivoluzionaria, qui i cani sono parte della famiglia, li vedi ovunque, al guinzaglio, nei parchi, nei bar, nelle storie della gente.
E così è nata la sua magia.
Ogni giorno, con la macchina fotografica in mano, una pallina e qualche biscottino in tasca, Navid ferma le persone per strada con la stessa frase diventata iconica, “Scusi, posso fare una foto al suo cane?” da lì parte tutto, un ritratto dolcissimo, quattro chiacchiere, la storia del cane e del suo umano. Li posta su Instagram come @doggodaiily (e ora anche gattodaiily per i gatti).
In pochissimo tempo è diventato una star, centinaia di migliaia di follower, code di gente che lo ferma per strada a Torino per farsi fotografare col proprio cane, interviste su Vanity Fair, La Stampa, Repubblica, persino Radio Deejay.
Navid non è solo un fotografo di cani. È diventato il simbolo di una libertà che in Iran non esiste, la libertà di amare un animale senza paura, di raccontare storie leggere in un mondo pesante, di trasformare un divieto del suo Paese in un progetto che fa sorridere l’Italia intera.
Ma proprio perché è iraniano, non può ignorare quello che succede laggiù, a gennaio 2026, quando Mashhad (la sua città) è finita nel caos. proteste, blackout, comunicazioni tagliate, Navid ha scritto sui social con il cuore in gola: «Mia sorella è lì. Da una settimana non ho sue notizie. La situazione è estremamente grave.»
Il suo profilo, di solito pieno di code scodinzolanti e nasi bagnati, si è riempito di angoscia, ha condiviso la paura di migliaia di iraniani all’estero, famiglie spezzate, silenzi forzati, il terrore che il prossimo messaggio non arrivi mai.
Eppure continua, ogni giorno esce, fotografa un cane, racconta una storia, perché in mezzo al buio, quello dell’Iran, ma anche quello che sentiamo tutti quando guardiamo le notizie di massacri, guerre, repressioni, lui ha scelto di portare luce con le cose più semplici, un guinzaglio, un abbaio, un paio di occhi che ti guardano e ti ricordano che c’è ancora bellezza.
Navid non è un eroe, è solo un ragazzo che, scappato da un Paese dove non potevi avere un cane, ha costruito in Italia un mondo dove i cani diventano ponte tra culture, tra dolori e sorrisi.
In un momento in cui l’Iran ci preoccupa da morire (e non solo l’Iran), la sua storia ci ricorda una cosa banale ma potentissima, anche quando tutto sembra crollare, c’è chi sceglie di fermarsi per strada e dire “Posso fare una foto al tuo cane?”
E in quel gesto c’è già un pezzo di resistenza, libertà ma la prova come diceva Lucio Dalla che l'impresa eccezionale è essere normale.
Se non lo seguite ancora, andate su @doggodaiily. Vi farà bene al cuore. Soprattutto oggi....

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