mercoledì 4 marzo 2026

30 ANNI DI TRAINSPOTTING: IL FILM CHE TI HA FATTO SCEGLIERE LA VITA... DOPO AVER SCELTO DI MORIRE 100 VOLTE

 

Trenta. fottuti. anni, tre decadi da quando Renton ha iniziato a correre come un disperato in mezzo alla strada con Iggy Pop che urlava dentro le orecchie e quel “Choose life” che sembrava una presa per il culo cosmica e sapete una cosa? Non è invecchiato di una virgola, è ancora lì, sporco, sudato, luminoso, schifosamente vivo, più vivo di metà dei film che escono oggi con 200 milioni di budget e zero palle.

Nel 1996 Danny Boyle ha preso il libro di Irvine Welsh, già di per sé una bomba a orologeria scritta in dialetto scozzese e l’ha fatto esplodere sullo schermo con una tale violenza stilistica che il cinema britannico si è cagato sotto dalla vergogna di essere stato così noioso fino a quel momento, colori acidi, montaggio che ti schiaffeggia, soundtrack che ancora oggi ti fa venire voglia di buttarti da una finestra ballando.

Ewan McGregor non era ancora Obi-Wan, era un tossico magrissimo con gli occhi che sembravano due buchi neri pronti a risucchiarti l’anima, Robert Carlyle era Begbie, il più terrificante psicopatico che il cinema abbia mai partorito, un secondo e ti rompeva una pinta in testa solo perché gli avevi guardato storto la birra, Sick Boy con quel sorrisetto da serpente, Spud che inciampava nella propria vita, Tommy che si fotteva per amore e per l’eroina nello stesso identico modo e poi Diane, minuscola e letale, a ricordarci che anche le sedicenni possono distruggerti senza nemmeno provarci.

La scena del water? La più ributtante e geniale della storia del cinema, “Baby, baby, baby” di George Baker che parte mentre Renton si tuffa nella merda più profonda della sua vita? Iconica. Underworld che ti spacca il cranio con “Born Slippy”? ancora oggi mi fa venire i brividi lungo la schiena, Trainspotting non è un film “carino”, non è feel-good, non ti fa sentire migliore di quello che sei, ti sbatte in faccia che la vita fa schifo, che le dipendenze sono un buco nero che ti mangia vivo, che gli amici sono quasi sempre peggio dei nemici, e che “scegliere la vita” è la più crudele delle prese in giro… però a volte è l’unica cosa che resta da fare.

Eppure, cazzo, è esaltante.

È un inno al casino, alla giovinezza bruciata, alla ribellione inutile ma necessaria, è il suono di una generazione che si è accorta che il futuro promesso era una fregatura e ha deciso di bucarsi piuttosto che fingere.

Trent’anni dopo è ancora lì a guardarci dritto negli occhi e a dirci “Non è cambiato niente, eh? Stesse merde, stesse bugie, stessa voglia di scappare. Solo che adesso avete lo smartphone in mano mentre vi rovinate.”

Grazie Renton, Begbie, Sick Boy, Spud, Tommy e tutto il resto della banda di falliti gloriosi. Grazie Danny Boyle per averci fatto vedere che si può fare cinema con le budella di fuori. Grazie Irvine Welsh per aver scritto le parole più oneste e sporche degli anni ’90.

Trainspotting non è un film è una coltellata, una dose, una corsa disperata contro te stesso.

Scegli la vita, Magari domani, oggi fai un tuffo nel cesso peggiore di Scozia.....


Nessun commento:

Posta un commento

L'Irlanda suona, mentre noi continuiamo a scrollare....

  Ci sono momenti in cui sembra che un paese intero trovi una voce comune, non perché tutti suonino allo stesso modo, ma perché condividono ...