mercoledì 18 febbraio 2026

La storia tragicomica di Sergio Jadue, l'uomo che vendette il Calcio al Diavolo (e poi all'FBI)

 

La storia tragicomica di Sergio Jadue è una delle più surreali e grottesche del calcio moderno, un mix di ambizione smodata, corruzione da film di serie B, delazione da informatore FBI e un ego che non muore mai, nemmeno dopo 10 anni di esilio dorato in Florida, è la versione cilena di un anti eroe, da presidente di un club di provincia a re del calcio sudamericano, per poi crollare in mutande davanti a un hotel svizzero.

Sergio Elías Jadue Jadue nasce nel 1979 a La Calera, un paesino cileno dimenticato da Dio e dal calcio che conta., studia legge in tre università private senza mai laurearsi (già un segnale), entra nel mondo del pallone come dirigente dell'Unión La Calera, una squadra modesta di seconda divisione, nel 2011, con un colpo di mano degno di un romanzo di García Márquez, diventa presidente della ANFP (la federazione cilena). Come? Con un'elezione-farsa dove compra voti, promette favori e si appoggia ai potenti della CONMEBOL, improvvisamente è il secondo vicepresidente della CONMEBOL, un signor nessuno che siede al tavolo con i boss del calcio continentale.

Nel 2015 il Cile vince la sua prima Copa América in casa, battendo l'Argentina ai rigori, Jadue si pavoneggia "Cento anni di trionfi morali finiti!" dice, come se avesse segnato lui il rigore di Alexis Sánchez, dietro le quinte, però, il sistema è marcio, mazzette per i diritti TV, tangenti da Traffic Group, buste per assegnare tornei, Jadue intasca milioni in nero. È ubriaco di potere, come dice la serie Amazon El Presidente (dove lo interpreta Andrés Parra con un accento esagerato e una parrucca ridicola).

27 maggio 2015, Zurigo, Hotel Baur au Lac, l'FBI fa irruzione all'alba e arresta mezza dirigenza FIFA e CONMEBOL, Jadue è lì, in pigiama o quasi, terrorizzato, invece di fare il duro, corre a piangere dall'FBI "Vi dico tutto!" Diventa il supertestimone numero uno, plede guilty a racketeering e wire fraud conspiracy, in cambio niente carcere vero (solo arresti domiciliari in Florida), protezione, e la possibilità di sputtanare tutti. Nel 2016 FIFA lo banna a vita. In Cile lo aspettano processi per appropriazione indebita e evasione fiscale e non solo.

Da 10 anni vive a Miami, grasso, calvo e incazzato, ogni tanto esce con interviste bomba, critica l'attuale presidente ANFP Pablo Milad ("fallito!"), dice di avere "la coscienza tranquilla", si autoproclama artefice della Copa América 2015, i cileni lo massacrano di meme, foto di lui con occhiali da sole da boss mafioso, frasi tipo "Tengo la conciencia limpia y tranquila" su sfondi di prigione, o lui che dice "Questi credono che uno sia..." mentre fugge, c'è chi lo chiama "il ratto cileno", chi lo paragona a un personaggio di Narcos ma senza carisma.

Nel 2025 torna a parlare, ammette che lo "schema" di tangenti era "abituale nel calcio", si dice "arrepentido" ma poi attacca tutti, vuole tornare in Cile nel 2026, quando un processo prescrive. La ANFP? "Mai ricevuto niente", dice serafico mentendo sapendo di mentire.

Sergio Jadue è il simbolo perfetto del calcio sudamericano pre-2015, un ometto mediocre che per un attimo ha toccato il cielo con un dito unto di corruzione, per poi cadere rovinosamente e continuare a blaterare come se niente fosse, ha distrutto la sua reputazione, ma non l'ego, ha fatto vincere una Copa al Cile (forse anche grazie a lui, chissà), ma ha venduto l'anima all'FBI per salvarsi il culo.

Tragicomica? Assolutamente, da ridere per quanto è patetico, da piangere per quanto ha rappresentato il marcio del sistema, e la ciliegina, Amazon ha fatto una serie su di lui, El Presidente, dove lo fa sembrare quasi un antieroe... e lui ha fatto causa per diffamazione, perché "non è così grasso e stupido". Fine? O quasi perché con Jadue, la barzelletta non finisce mai.


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