venerdì 6 febbraio 2026

La Notte Che Rubammo l’Etere

 

Parma, 31 dicembre 1974, la pioggia è tagliente, la nebbia bassa ingoia i lampioni di via Cavallotti. Un uomo con l’impermeabile scuro sale su un tetto scivoloso, in spalla un’antenna artigianale che sembra rubata a un carro armato. È Virginio Menozzi. Ha 42 anni, il cuore che gli spacca le costole, ma la faccia di chi ha già deciso: stasera o mai più, in un ripostiglio ingombro di scatoloni Audioparma. Luci al neon tremolanti. Carlo Drapkind, sigaretta tra le labbra, armeggia con un trasmettitore Collins militare rubato e riverniciato di nero. Sergio Passera, ex partigiano con le mani ancora segnate dai lager, conta i secondi sull’orologio da polso, Marco Toni collega l’ultimo cavo, scintille, odore di ozono, bestemmia sottovoce. Ore 23:58, Anna Maria Bianchi 23 anni, tailleur preso in prestito, microfono Geloso tra le mani che tremano, fuori, la città brinda al 1975 con lo spumante, dentro, c’è solo silenzio elettrico. Il trasmettitore si accende con un ronzio basso, quasi animalesco. Anna Maria inspira, a luce rossa del “ON AIR” si illumina come un occhio di demone, e poi… la voce.

«Qui Radio Parma… frequenza 102 megahertz… stiamo trasmettendo… illegalmente.» pausa, un battito, poi, come un colpo di pistola nell’etere «Buon anno, Parma. Da stasera l’aria è nostra.» era la prima trasmissione di una Radio in Italia che non fosse la RAI, inizia l'epopea delle radio libere...

I mesi successivi sono di guerra fredda nell’etere, squadre della Polizia Postale che bussano alle porte sbagliate, Menozzi che sfugge in vespa sotto la pioggia con i nastri in tasca, Drapkind che scrive editoriali al veleno mentre la RAI gli manda lettere minatorie con timbro ministeriale, notti insonni, caffè amaro, sigarette che non finiscono mai. Il trasmettitore che salta, lo riparano con lo sputo e il fil di ferro, con l’antenna sul tetto che oscilla come un pendolo quando tira vento forte.

Ma la gente ascolta, un ragazzo in 500 parcheggiata sotto le mura, radio a tutto volume, finestrini appannati, una nonna in cucina che ride per la prima volta a una battuta non censurata, un operaio di una fabbrica che sintonizza la radiolina in catena di montaggio e per un secondo dimentica la fatica.

Poi arriva il 28 luglio 1976 , la Corte Costituzionale, sentenza 202, La voce fuoricampo di un giudice che legge: «Il monopolio radiotelevisivo è incostituzionale…». Taglio brutale su Menozzi che alza il pugno in un bar di via Farini, gli occhi lucidi, la camicia bagnata di birra e lacrime.

Oggi l’antenna ancora lì, più moderna, ma nello stesso posto, 51 anni di segnale ininterrotto, record mondiale, da li passa Anna Maria, invecchiata di mezzo secolo ma ancora ferma «Hanno provato a spegnerci con la legge, con le carte bollate, con la paura, non ci sono riusciti perché quella notte di Capodanno abbiamo fatto una cosa sola, abbiamo acceso una luce nell’etere e nessuno ha più trovato l’interruttore.»

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