Seth Rogen fa Matt Remick, il nuovo capo di Continental Studios, un cinefilo nostalgico che sogna di fare film veri ma si ritrova a gestire un casino di soldi, algoritmi, star capricciose e capi che vogliono solo blockbuster da un miliardo. È patetico, ansioso, disperato di piacere a tutti e terrorizzato di fallire. In pratica, il peggiore incubo di chi ama il cinema ma deve farci i conti con la realtà.
La serie è una satira spietata su Hollywood oggi, piani sequenza lunghissimi (tipo interi episodi), cameo di Scorsese, Ron Howard, Cranston, Theron, Efron e compagnia che si prendono per il culo da soli, battute sul politicamente corretto assurdo, sui tech che trattano i film come reel di TikTok, sul fatto che l'arte muore sotto i bilanci.
Funziona perché è cattiva ma non gratuita. Ridi quando fa male, tipo quando Scorsese propone un film sul suicidio di massa con Kool-Aid e Matt deve dire di sì o no rischiando la carriera. O quando un piano sequenza va storto e diventa gag. Catherine O’Hara è micidiale, Kathryn Hahn pure, Ike Barinholtz fa il coglione ideale. Seth per una volta non è solo il simpaticone, è credibile nel suo disagio.
Ma non è perfetta, se non conosci un minimo di cinema (riferimenti a Goodfellas, Fight Club, I Am Cuba ecc.) metà delle battute ti sfuggono e ti senti scemo, i long take sono figati ma a volte stancano, diventano esercizio di stile più che comicità e qualche episodio è più debole, rallenta il ritmo. È cringe comedy: se non reggi il disagio ti fa venire l’orticaria.
Tra le serie più tragicomiche e ciniche e uscite di recente (ha preso un sacco di Emmy e Golden Globe per un motivo). Non è per chi vuole ridere facile, è per chi ama il cinema ma sa quanto fa schifo il business.

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