Lena stava sul bordo, giubbotto di chiodo nero aperto sul petto, pelle d’oca sotto la maglietta bagnata, jeans attillati che le segnavano i fianchi come una seconda pelle, i capelli corti le si incollavano al viso pallido, respirava a bocca aperta, il cuore che le martellava nelle tempie. Sotto di lei, le onde si schiantavano contro gli scogli con un rumore osceno, come carne che viene maciullata.
Dalla penombra emerse lui, cappotto nero lungo, cappello calcato sugli occhi, ma quel sorriso… quel sorriso era puro peccato, si avvicinò lentamente, senza fretta, come se avesse tutto il tempo del mondo per guardarla morire.
«Guarda come sei bella stasera, Lena» disse con voce bassa, vellutata, quasi un sussurro osceno, «Sembri una puttana pronta per l’altare del diavolo e io sono qui per officiare.» lei strinse i pugni.
«Vaffanculo, Vincent, non sono venuta qui per ascoltare le tue stronzate poetiche.»
Lui rise piano, un suono caldo e pericoloso che le scivolò lungo la schiena come una lama calda.
«Oh, invece sì, sei venuta perché sai che solo io posso darti quello che vuoi davvero.» fece un altro passo, ormai era a pochi metri da lei «Tutti gli altri ti hanno delusa, i tuoi uomini, la tua famiglia, i tuoi cosiddetti amici… tutti quanti, io no, io ti ho sempre detto la verità, anche quando faceva male, ti ho scopata quando volevi essere distrutta, ti ho tenuta sveglia quando volevi dormire per sempre, adesso… adesso sei qui, sul bordo, pronta.»
Lena deglutì, la pioggia le entrava negli occhi, ma non batteva ciglio.
Vincent inclinò la testa, il sorriso si fece più largo, più famelico.
«Salta, piccola, salta e lascia che il mare ti prenda come io ti ho presa tante volte, senza pietà, fino in fondo, immaginalo… quel secondo in cui il tuo corpo smette di appartenerti, quel momento in cui finalmente non devi più fingere di essere forte, lasciati cadere, lasciati fottere dall’abisso.»
La sua voce era diventata un mormorio intimo, quasi sessuale.
«Ricordi quando mi dicevi “never let me down again”? quando piangevi sul mio petto dopo che ti avevo ridotta in pezzi? io non ti ho mai delusa, Lena, ti ho solo mostrato quanto in basso potevi scendere… e quanto ti piaceva, salta, fallo per me, fallo per noi, voglio vederti volare, voglio sentire quel piccolo urlo che fai quando capisci che stavolta non ci sarà nessuno a prenderti.»
Lena tremò, non di freddo, di rabbia, di desiderio, di odio puro, «Tu vuoi solo guardarmi morire» sibilò.
Vincent fece un ultimo passo, adesso era vicinissimo, poteva sentire il suo odore, tabacco, whiskey e qualcosa di più oscuro, di marcio.
«No, amore mio» sussurrò, quasi sfiorandole l’orecchio con le labbra. «Io voglio guardarti finalmente libera, mentre cadi, pensa a me, pensa a tutte le volte che ti ho tenuta sul bordo… e non ti ho mai lasciata cadere, fino a stanotte.»
Fece una pausa, poi la voce si fece più bassa, più crudele, più dolce.
Per un lunghissimo secondo lei lo fissò negli occhi, occhi neri come il fondo del mare che la aspettava.
Poi sorrise, un sorriso storto, selvaggio, bellissimo, «Questa volta no, bastardo.»
Con un movimento improvviso, Lena si voltò verso il vuoto, aprì le braccia come una crocefissa impazzita e si lasciò andare.
Mentre precipitava, il vento le strappò via il respiro, sentì la voce di Vincent che rideva dall’alto del ponte, una risata profonda, soddisfatta, quasi orgogliosa.
«Brava ragazza…»
Il mare si aprì sotto di lei come una bocca affamata e nera, nell’ultimo istante, prima che tutto diventasse silenzio e sale, Lena pensò che forse, per la prima volta nella sua vita maledetta, non l’aveva delusa.
Vincent rimase sul ponte, sotto la pioggia battente, a fumare una sigaretta, guardò il punto in cui lei era scomparsa tra le onde.
Mentre scompare nella nebbia scomparendo tra le tenebre, il tuono esplose come un applauso osceno.

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