Per tutto il 1969, Junio Valerio Borghese girò l’Italia come un lupo affamato, coordinava i pezzi del puzzle, neofascisti, militari deviati, forestali pronti a marciare, picciotti mafiosi, ma il sangue non basta, servono soldi……Tanti soldi, per armi, camionette, tangenti, silenzi comprati.
Tutto passava dal denaro, senza casse gonfie, il golpe restava un sogno bagnato.
A Villa Wanda, la tana del ragno profumata di potere marcio, Gelli, il Gran Maestro con il sorriso da serpente, indicò la preda, il gotha degli armatori genovesi, quelli che muovevano navi, caffè, acciaio, e decidevano chi viveva e chi affogava nel Mediterraneo. «Vai lì, Comandante, sono miei, pagheranno.»
Gelli selezionò i nomi, pochi, fidati, loggia P2 tatuata nell’anima, fissò l’incontro, da quell’ufficio doveva uscire fiducia cieca e valigie piene di banconote. Borghese partì, pochi chilometri da Genova, una villa aggrappata alla scogliera come un rapace, mare nero sotto, vento che porta odore di salsedine e paura, non sapeva esattamente chi lo aspettava, solo che dovevano essere i soldi per armare il suo esercito ombra.
Entrò nel soggiorno immenso, lampadari di cristallo che tremavano come denti. D’avanti a lui, gli armatori Alberto e Sebastiano Cameli, re del mare, l’imprenditore del caffè Tubino, con le mani che puzzavano ancora di chicchi tostati, Luigi Fedelini, direttore IMI, cravatta stretta come un cappio. E poi… lui, Andrea Piaggio l’uomo che teneva in pugno le aziende strategiche d’Italia, motori, aerei, potere vero, Borghese sgranò gli occhi, era come vedere il diavolo in smoking.
Il Principe spiegò tutto, dettagli freddi, precisi, occupazione del Viminale, Quirinale, RAI, Sequestro di Saragat. Teste che rotolano se serve. Ma le parole non bastavano,Borghese sapeva, il terrore è un linguaggio universale.
Quel pomeriggio la stanza si riempì di un silenzio pesante come piombo, ogni sguardo era una supplica muta, Il Principe Nero fece quello che gli riusciva meglio, fissarli uno per uno, occhi che scavavano anime, prese fiato, voce bassa, tagliente come una baionetta.
«Signori, una scelta, senza alternative o entrate nel nostro progetto con i vostri soldi, o restate fermi a guardare mentre il vostro mondo brucia.»
Andrea Piaggio provò a ribattere, un mezzo sorriso da uomo abituato a comandare: «Catastrofista, Principe…»
Borghese non lo lasciò finire, alzò la voce, un ringhio….
«Quando il PCI prenderà il governo e consegnerà l’Italia al Patto di Varsavia, il prezzo sarà il triplo, le vostre aziende? Confiscate. I vostri sacrifici? Cenere, la statalizzazione sarà la vostra esecuzione pubblica, in piazza, con il plotone.»
Occhi inchiodati su Piaggio, silenzio, cinque minuti eterni, fuori, il mare sbatteva contro le rocce come mille carri armati rossi in arrivo, il pericolo comunista, sempre lì, rosso sangue, anche se non aveva mai governato, il nero? Solo un male minore, un’opportunità, Prestigio. Arricchimento e Sopravvivenza.
Alla fine, cedettero tutti…… L’appoggio fu totale, soldi subito sul tavolo, uomini di fiducia a disposizione, il golpe aveva il carburante.
Due giorni dopo, nella sede del Fronte Nazionale, aria densa di fumo e sudore, irruppe un’ombra….. Un uomo magro, scavato nel viso come un teschio ambulante, occhi ombrosi che non battevano ciglio, non si presentò, scansò gli uomini del comandante, con un passo da predatore, entrò nell’ufficio di Borghese come se fosse casa sua.
Pochi secondi, pochi parole sussurrate, gelide.
«Comandante… l’operazione è conclusa, Subito. Fine.»
Borghese impallidì, il golpe era partito: gruppi armati in movimento, alcuni già dentro il Ministero dell’Interno, poi, il contrordine, da Borghese stesso, una telefonata misteriosa? Una soffiata dall’alto? Gelli che tirava i fili? Andreotti che sapeva troppo? O solo paura, quella vera, che ti congela le viscere?
L’uomo magro sparì nel nulla come un fantasma che aveva già deciso il finale al suo posto.
Chi era quell’uomo? Perché fermò la storia con due frasi? Il mistero resta lì, appeso come una corda al collo, aspettando il prossimo giro di carte.
Nessun commento:
Posta un commento