domenica 1 febbraio 2026

Casa nostra, proprio in mezzo alla via....

Papà la domenica si mette la camicia buona, quella azzurra con le maniche corte che sa ancora di bucato e di naftalina, non parla molto, ma quando esce per andare al bar tabacchi a prendere le sigarette e il Grinta, saluta il vicino con un cenno come se fosse un generale che passa in rassegna le truppe, torna sempre con due pacchetti di MS e una notizia inutile tipo «hanno asfaltato via dei Volsci, ora sembra un biliardo».
Mamma è stanca già alle nove e mezza, ha stirato fino a mezzanotte la tovaglia ricamata che usa solo per Natale e Pasqua, e ora brontola con la radio accesa mentre spolvera il mobile del televisore, «Questi bambini mi faranno impazzire», dice, ma lo dice sorridendo, perché in fondo le piace il casino, senza quel casino si sentirebbe vecchia.
Io e mia sorella litighiamo per il telecomando, lei vuole vedere i cartoni, io pretendo il film del pomeriggio, finisce sempre che mamma spegne tutto e ci manda a giocare di sotto, nel cortiletto condominiale dove c’è ancora il filo per stendere i panni che sembra una ragnatela gigante. Lì sotto c’è sempre odore di sugo e di muffa, e ogni tanto passa il gatto randagio che tutti chiamano “Biancone” anche se è tigrato.
Mio fratello grande, quello con i capelli alla Duran Duran, ha un appuntamento, dice che è «una cosa seria», ma poi lo vediamo scappare dalla scala di servizio perché papà ha iniziato a chiedere «e i soldi per la benzina dove li hai presi?», ha diciassette anni e mezzo e crede di essere James Dean, ma in realtà è solo terrorizzato dall’idea che qualcuno gli chieda cosa vuole fare da grande.
La casa è piccola, le pareti sottili, si sente tutto, la televisione dei vicini, la discussione su chi deve lavare i piatti, il rumore del water che non smette mai di riempirsi. Eppure è nostra, è il castello, è la roccaforte, è il posto dove si litiga, si ride, si piange di nascosto sotto le coperte e poi al mattino dopo si fa finta di niente.
Una sera d’estate del 1987 mamma e papà pagano l’ultima rata del mutuo, non fanno una festa, non stappano champagne, papà tira fuori una bottiglia di spumante da discount che aveva nascosto dietro le scope, mamma mette su Our House sul giradischi scassato e per una volta balliamo tutti in salotto, pure il gatto, io ho dieci anni, non capisco bene perché piangono mentre ridono.
Passano gli anni, la casa resta lì, in mezzo alla via, un po’ più scrostata, un po’ più storta, io me ne vado a studiare a Bologna, mia sorella si sposa troppo giovane, mio fratello finisce a fare il muratore a Ostia, papà muore di martedì, mamma continua a stirare le camicie che non indosserà più nessuno.
Ogni tanto torno, entro con la chiave che ancora tengo nel portafoglio, anche se la serratura è cambiata due volte, sento ancora l’odore di sugo, di naftalina, di detersivo per pavimenti, Sento ancora le voci.
E per un attimo, solo per un attimo, la casa torna a essere nostra, nel mezzo della via come allora.
Our house……in the middle of our street….


 

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